Ognuna delle parti ha offerto le sue argomentazioni al Riesame, che dovrebbe pronunciarsi al massimo entro lunedì. Il procuratore reggente Giovanni Conzo ed il sostituto Nicoletta Giammarino, che hanno anche esibito l'ormai celeberrimo endoscopio che sarebbe stato usato per spiare le offerte nelle buste, senza aprirle, hanno ribadito le ragioni dell'accusa. Mentre l'avvocato Vincenzo Regardi, difensore dell'indagato, ha chiesto l'annullamento dell'ordinanza, rispetto ai gravi indizi di colpevolezza ed alle esigenze cautelari, con la quale lo scorso 27 giugno è stato arrestato Angelo Mancini, dirigente (sospeso) del Comune di Benevento. Per lui le ipotesi di reato di corruzione e turbativa d'asta, contestate in un'inchiesta, curata dai carabinieri, su alcune gare d'appalto di Palazzo Mosti che sarebbero state pilotate in cambio di tangenti.
Come è ampiamente noto, l'arresto era scattato per Mancini, l'unico a finire in carcere, e otto imprenditori, per i quali erano invece stati disposti i domiciliari. Per una decima persona, infine, solo l'obbligo di firma. Lunedì scorso, dopo gli interrogatori, il gip Flavio Cusani, che aveva adottato l'ordinanza, ha attenuato le misure. Per Mancini gli arresti in casa, obbligo di firma per sei imprenditori e revoca di ogni provvedimento per altri tre indagati.
Esp
