Canti e preghiere per Ester. Da questa mattina Esther Johnson, la 36enne nigeriana uccisa un mesa fa a Benevento, con sei colpi di pistola riposa nel cimitero cittadino.
Un omicidio brutale quello di Esther. Una storia che ha scosso la comunità e ha accesso i riflettori sul fenomeno della prostituzione. Sulla tragedia degli ultimi. Sulle vite fatte di dolore e indifferenza come quella di Ester che, ogni giorno, da Castelvolturno dove viveva, veniva in città per prostituirsi.
Dopo la morte il suo corpo, seppur libero dalle indagini, è rimasto all'obitorio del Rummo per un mese. Il tempo necessario perché alcuni cittadini raccogliessero fondi per la sua sepoltura. Al funerale ha partecipato l'Arcivescovo Felice Accrocca, l'assessore alle politiche sociali, Patrizia Maio, una rappresentanza della Caritas diocesana insieme a diversi cittadini che si sono sentiti vicini alla terribile vicenda di Esther.
Intorno alla sua bara, nella sala mortuaria del cimitero, il fratello, i familiari e gli amici. Per lei hanno parlato, cantato e pianto. Una cerimonia scandita da alcuni momenti di tensione perché alcuni degli amici non sono riusciti a raggiungere in tempo il morgue del Rummo e non hanno potuto vedere il corpo di Esther.
Poi, a condurre il rito, il pastore della Chiesa Evangelica di Castel Volturno. La sua preghiera ha ricordato a tutti che non abbiamo perso Esther. Lei vive. Ed è per lei e per chi l'amava che occorre cercare la verità.
Un momento di dialogo tra le religioni sottolineato dalle preghiere che Don Sergio Rossetti, vice presidente della Caritas e direttore del Centro Migrantes ha recitato prima di benedire la bara di Esther. Poi l'ultimo saluto prima della tumulazione con i garofani colorati che gli amici hanno voluto donarle.
Mariateresa De Lucia
