Dieci giorni fa era stata la volta di un cliente, questa mattina a far capolino in Procura sono invece stati un'amica ed un fratello di Esther, la 36enne donna nigeriana, che tirava avanti facendo la prostituta, rinvenuta senza vita lo scorso 14 giugno in un terreno a poca distanza dal parco archeologico di Cellarulo. Uccisa con sei colpi di pistola che l'avevano centrata prevalentemente al lato sinistro e posteriormente.
I due testimoni sono arrivati intorno alle 10.30, in compagnia di interpreti ed operatori di un'associazione, per essere ascoltati dal sostituto procuratore Iolanda Gaudino e dagli investigatori della Squadra mobile con il dirigente Alessandro Salzano. Si tratta di una ulteriore deposizione dopo quella resa nell'immediatezza dei fatti, necessaria a definire alcune circostanze; in particolare, i rapporti che la vittima, al di là delle frequentazioni legate al suo lavoro, potrebbe aver stretto a Benevento. Dove, come è ormai ampiamente noto, giungeva ogni giorno, quasi sempre in treno, da Castelvolturno.
E' la nuova tappa di un'indagine già costellata da altre escussioni. Come quella del 29enne della città che lo scorso 8 luglio era stato nuovamente sentito per chiarire il motivo per il quale, nel precedente appuntamento, avesse escluso, a differenza di quanto avevano restituito le immagini di una telecamera, di essere transitato con l'auto nella zona in cui Esther stazionava solitamente. Il giovane era stato individuato attraverso il telefonino della vittima - un Akai azzurro con due slot e una sola sim card –, recuperato durante i lavori di pulizia che quattro operai avevano effettuato nell'area circostante il punto in cui giaceva il cadavere della malcapitata. Materia per la Scientifica, che ha curato i rilievi anche sulla custodia dell'apparecchio, gli indumenti e le scarpe ritrovati nel corso del sopralluogo, quando erano stati repertati sei bossoli ed un proiettile inesploso, tutti calibro 9x21.
Tra i numeri presenti nella rubrica del cellulare, quello del 29enne. Un cliente della poverina, che la sera del 13 giugno aveva provato ripetutamente a contattare, inutilmente, Esther. Ascoltato inizialmente dalla Mobile, l'uomo aveva spiegato di essere tornato a casa, negando di essere passato dalle parti in cui Esther lavorava. Non era così, per questo era stato convocato ancora.
Esp
