Prima la deposizione dei dirigenti del Settore lavori pubblici degli ultimi 10 anni: l'ingegnere Roberto La Peccerella (2006/2011) e l'architetto Isidoro Fucci (dal 2011 fino ad un mese fa); poi quella di Mario De Vincentiis, responsabile operativo della Gesesa. Infine, l'esame dell'ex sindaco di Benevento Fausto Pepe, uno dei 23 imputati – ex o attuali primi cittadini - chiamati in causa dall'inchiesta diretta dal sostituto procuratore Antonio Clemente, e condotta dal Corpo forestale, sull'inquinamento dei fiumi Calore, Sabato e Isclero.
Rispondendo alle domande del suo difensore, l'avvocato Italo Palumbo, e del pm Donatella Palumbo, Pepe ha ricordato che il primo progetto dell'impianto di depurazione risaliva al '78, e che quando si era insediato nel 2006 l'area individuata da una conferenza di servizi che aveva espresso il suo voto a maggioranza (contrati gli interlocutori ambientali) era quella di Serretelle. Un'area alluvionale, “per questo – ha aggiunto Pepe – diedi incarico per uno studio di fattibilità che si concluse definendo inadatta la zona di Serretelle e ne indicò altre”. Di qui la scelta di Pantano che “comportò l'avvio di una vertenza con i comitati, i cittadini e le associazioni ambientaliste”.
Ecco perchè, alla fine, la scelta è poi ricaduta su Monte Sant'Angelo, “e devo dire – ha proseguito – che è stato un bene alla luce di ciò che è successo con l'alluvione dell'ottobre del 2015”. L'ex sindaco ha sottolineato di “aver fatto tutto ciò che era nelle mie competenze”, evidenziando “Il mancato finanziamento da parte di alcuni Enti preposti”. Poi ha ricordato che, come previsto dalla legge, il comune aveva messo da parte i fondi per la depurazione. Un importo di oltre 6 milioni dimezzato dopo la restituzione agli utenti di quote che gli stessi non dovevano.
Infine, ha rimarcato che sono in esecuzione i lavori per il collettore fognario, progettato in contemporanea con la nuova ubicazione del depuratore. Il processo proseguirà il 13 settembre.
Esp
