Auto di provenienza comunitaria sulle quali non sarebbe stata pagata l'Iva. E' lo scenario disegnato dall'inchiesta, diretta dal sostituto procuratore Assunta Tillo e condotta da polizia stradale e ufficio delle dogane, sfociata nell'adozione degli arresti domiciliari e dell'obbligo di dimora a carico di quattro persone.
Il via all'attività investigativa risale al settembre 2015, quando – si legge in una nota del Procuratore reggente Giovanni Conzo – l'Agenzia delle dogane aveva proceduto ad un controllo della Italia Car Service srl di Benevento. Dai successivi accertamenti della polstrada sarebbe emerso che la società - secondo gli inquirenti – avrebbe falsificato le fatture di acquisto di veicoli di provenienza comunitaria, “eludendo con artifici inerenti la documentazione il dovuto assoggettamento del bene all'Iva nazionale”.
Nel mirino sono finiti i titolari della società acquirente e dell'agenzia di pratiche automobilistiche, i periti traduttori. Si tratta, nell'ordine, di Eliseo Caporaso (avvocato Nazzareno Fiorenza), 36 anni, di Benevento, Giovanni Romaniello, 50 anni, di Pietradefusi, entrambi ai domiciliari, e di Angelina Piccirillo, 47 anni, di Capua, e Giuseppe Tresca, 53 annni, di Pietrelcina, per i quali il gip Gelsomina Palmieri ha disposto l'obbligo di dimora. Contestate, a vario titolo, le ipotesi di reato di evasione Iva, falsità materiale e in scrittura privata.
Oltre ai documenti, sequestrati in via preventiva beni (auto e immobili) per un importo complessivo di 1 milione e 116mila euro. Nell'operazione, la cui denominazione - 'No Iva- no party'- riecheggia un vecchio spot pubblicitario, risultano coinvolte persone e attività commerciali con sede nelle province di Benevento, Avellino, Caserta e Roma.
Esp
