Il mantra è quasi una concezione abusata di questi tempi: “pensare a se stessi”. Lo dicono praticamente tutti, l'ha ripetuto persino Semplici che non ha il destino tra le sue mani e deve per forza sperare che siano gli altri a fermarsi se vorrà recuperare posizioni. Ma lui dice che è meglio così, senza rovistare in casa d'altri. Lo ha ribadito tante volte anche Pippo Inzaghi. Ma qui l'aforisma è più comprensibile: se il Benevento le vincesse tutte sarebbe salvo a prescindere da ciò che faranno gli altri. In parole povere, la strega, sì, ha il destino ancora nelle sue mani. E allora pensare soprattutto a se stessi ha una logica.
Eppure quando si è sul filo del rasoio è quasi forzato andare a vedere quello che fanno gli altri. E quantomeno sperare nella regolarità di un campionato che ha già di suo presentato anomalie piuttosto palesi. Ieri abbiamo detto dello “scandalo” di Lazio-Torino: è stato fissato il giorno del giudizio davanti al Collegio di Garanzia del Coni: sarà giovedì 13 maggio. Ricordiamo che dopo aver saltato la partita del 2 marzo, la Lazio aveva prodotto reclamo il 12 marzo e il 30 questo gli era stato respinto, dopodichè in data 14 aprile la società romana aveva presentato istanza al Collegio di Garanzia del Coni per ottenere il 3 a 0 a tavolino, eventualità che negli ambienti bene informati danno tutti per utopica. Praticamente il 13 maggio saranno passati ben 73 giorni dal pomeriggio designato per quella partita (che potrebbe essere riprogrammata per il 19 maggio, se hanno ancora voglia di giocarla...) e nessuno ha sentito l'esigenza di accorciare i tempi per non minare la regolarità del campionato. Che, sia chiaro, vive altre anomalie. Prendiamo la Roma che annuncia la sua “squadra 2” per giocare contro il Cagliari perchè mercoledì avrà la sfida col Manchester in Europa League. Non abbiamo alcuna voglia di iscriverci al club dei “piagnoni”, vogliamo guardare solo a noi stessi come tutti consigliano. Ma non vorremmo essere presi in giro. Questo proprio no.
