Imprese e giovani, il futuro delle aree interne passa dagli investimenti

Dal programma rurale 671,7 milioni: decisivi progetti, competenze e capacità amministrativa

imprese e giovani il futuro delle aree interne passa dagli investimenti

I risultati del programma rurale mostrano l’impatto delle risorse, ma competenze e capacità progettuale restano decisive

Nelle quattro aree interne della regione si è concentrato il 29 per cento dell’intera spesa pubblica del Programma di sviluppo rurale 2014-2022. Il valore complessivo, pari a 671,7 milioni di euro, racconta quanto le politiche territoriali possano incidere su agricoltura, imprese e tenuta sociale dei comuni più fragili. Il dato, riportato nel rapporto annuale di valutazione 2026 e illustrato dalla Regione, offre però anche una chiave per leggere le scelte future: le risorse producono sviluppo quando incontrano progetti solidi, competenze e una gestione capace di rispettare tempi e obiettivi.

La distribuzione territoriale evidenzia investimenti per 252,4 milioni nel Cilento interno, 231,5 milioni nel Tammaro-Titerno, 203,7 milioni in Alta Irpinia e 84 milioni nel Vallo di Diano. Il sostegno medio ha raggiunto 2.962 euro per residente nelle aree interessate dalla Strategia nazionale per le aree interne, contro 294 euro nelle zone esterne. Il divario indica una scelta precisa: concentrare gli interventi dove distanza dai servizi, spopolamento e fragilità del tessuto produttivo rendono più difficile attrarre capitali privati.

Dei 671,7 milioni, 351,3 sono stati destinati alle misure strutturali. All’interno di questa quota, 186,8 milioni hanno finanziato investimenti aziendali per sostenere le imprese agricole, favorire l’innovazione e migliorare la competitività. Altri 320,4 milioni hanno riguardato misure a superficie e a capo; 210,9 milioni sono andati alle aziende attive in zone soggette a vincoli naturali, insieme agli interventi per agricoltura biologica e impegni ambientali. Sono numeri che mostrano una ricaduta diretta sul sistema produttivo rurale.

Il finanziamento, da solo, non risolve tuttavia i problemi di un territorio. Una strada, una connessione digitale o un contributo a un’azienda producono effetti duraturi soltanto se fanno parte di una strategia condivisa. Per le imprese significa poter contare su servizi, lavoratori formati, infrastrutture e amministrazioni in grado di accompagnare gli investimenti. Per i comuni significa individuare priorità realistiche e costruire procedure che non trasformino gli adempimenti in un ostacolo insuperabile.

La questione è stata richiamata anche dall’amministratore delegato di Invitalia nel confronto sul futuro delle aree interne. L’AD ha sottolineato che questi territori rappresentano circa il 60 per cento del Paese, ma ospitano il 23 per cento della popolazione. E negli ultimi dieci anni hanno perso il 5 per cento degli abitanti, contro circa l’1,5 per cento delle aree urbane. Stando alla sua lettura, spesso il problema non è stato la mancanza di fondi, ma della capacità amministrativa necessaria per trasformarli in interventi realizzabili.

La stessa capacità serve alle imprese. Individuare un contributo pubblico compatibile con i propri progetti non basta: occorre verificare requisiti, regime di aiuto, spese ammissibili, disponibilità finanziaria e obblighi di rendicontazione. Orientarsi tra fondi europei e PNRR richiede inoltre di distinguere strumenti con calendari e regole differenti. Il PNRR ha concluso nel 2026 la fase operativa straordinaria prevista dal dispositivo europeo, mentre i fondi strutturali della programmazione 2021-2027 continuano attraverso programmi regionali e nazionali.

Per una piccola impresa, soprattutto se localizzata nelle aree interne della Campania, la progettazione deve partire dal fabbisogno reale. Innovare un processo, acquistare attrezzature, migliorare la sostenibilità o aprire una nuova attività sono obiettivi diversi e non possono essere adattati artificialmente allo stesso bando. Anche le iniziative imprenditoriali rivolte agli under 35 dimostrano quanto sia importante collegare il sostegno finanziario a un piano credibile, con costi documentati e prospettive di continuità.

I 671,7 milioni spesi nelle aree campane restituiscono quindi due indicazioni. La prima è che concentrare le risorse nei territori più esposti può ridurre gli squilibri e sostenere chi continua a produrre nonostante condizioni più complesse. La seconda è che la qualità dell’attuazione conta quanto la dotazione iniziale. Un progetto incompleto, una procedura in ritardo o una spesa non coerente possono lasciare le opportunità sulla carta.

La prospettiva deve andare oltre il singolo finanziamento. Agricoltura, turismo, servizi, imprese culturali e manifattura possono rafforzarsi a vicenda se le politiche pubbliche creano condizioni stabili per investire. È su questo terreno che si misura l’efficacia delle risorse europee: non soltanto nella capacità di spenderle, ma nella possibilità di generare lavoro, trattenere competenze e rendere le aree interne una scelta concreta per giovani e imprese.