Burqa a scuola, Pecoraro: "Vietarlo sarebbe un'altra forma di controllo"

L'assessore alle Pari Opportunità: "Libertà delle donne non si difende decidendo al loro posto"

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«La libertà delle donne non si difende decidendo al posto loro». È netto l'intervento dell'assessora regionale alle Pari Opportunità della Campania, Claudia Pecoraro, nel dibattito sempre acceso sull'eventuale divieto di indossare burqa e niqab negli istituti scolastici e nei contesti sociali e lavorativi.

Un'impostazione che rifiuta la logica dei divieti assoluti per rimettere al centro il principio cardine dell'autodeterminazione. Secondo l'assessora, il vero nodo della questione non risiede nel capo d'abbigliamento in sé, ma nell'eventuale costrizione che vi si cela dietro.

"Due volti del controllo sul corpo femminile"

«Se una donna viene costretta a indossare un determinato abito, il problema è la coercizione e quella coercizione va combattuta», chiarisce Pecoraro. «Ma se pensiamo di liberare una donna vietandole ciò che indossa, finiamo per sostituire alla volontà di chi la costringe quella dello Stato. Vietare un abito e imporre un abito sono due forme diverse di controllo sul corpo di una donna. La nostra battaglia deve essere un'altra: fare in modo che nessuno possa decidere al posto suo».

Richiamando i valori fondanti della Carta Costituzionale — che tutela dignità, uguaglianza, libertà personale e di culto — il vertice dell'assessorato campano invita a non utilizzare i principi democratici per stabilire standard d'abbigliamento obbligatori: «Una donna deve essere riconosciuta come persona autonoma, capace di scegliere per sé, anche quando la sua scelta non coincide con quella della maggioranza».

"Oltre l'alternativa tra patriarcato e divieti di Stato"

Per garantire una reale emancipazione, secondo la Regione Campania, non servono norme prohibitive, ma interventi strutturali sul tessuto sociale ed educativo. La ricetta indicata da Pecoraro passa per il rafforzamento dell'autonomia economica, l'istruzione, i servizi di prevenzione della violenza, la consapevolezza dei propri diritti e i percorsi di educazione sessuo-affettiva e al consenso.

«Non dobbiamo scegliere tra il patriarcato che impone a una donna di coprirsi e uno Stato che le impone di scoprirsi», conclude l'assessora alle Pari Opportunità. «Dobbiamo costruire una società nella quale una donna sia libera di indossare un velo, libera di non indossarlo e libera di chiedere aiuto se qualcuno la costringe a fare l’una o l’altra cosa. Non liberiamo le donne decidendo come devono vestirsi, ma facendo in modo che nessuno possa decidere al loro posto».