Strage di Christchurch, l'imam: Con Salvini non siamo protetti

Intervista a Nasser Hidouri, imam della Moschea di San Marcellino, in provincia di Caserta

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"La comunità islamica nel mondo sta piangendo per 50 fratelli, invece di esprimere una parola di conforto, il ministro Salvini viene a dire che l'unica paura è il terrorismo islamico. La sua propaganda potrebbe far venire fuori qualche esaltato"

San Marcellino.  

Per il ministro dell'Interno “L'unico estremismo che merita di essere attenzionato in Italia è quello islamico”. Le dichiarazioni di Matteo Salvini rese a Napoli poche ore dopo la strage di Christchurch, in Nuova Zelanda, ad opera di estremisti di destra, dove hanno trovato la morte 50 persone nelle due moschee della città, non sono piaciute alla comunità islamica campana.

A parlare è l'Imam della moschea di San Marcellino, in provincia di Caserta, uno dei primissimi luoghi di culto islamici nati nella nostra regione a seguito del flusso migratorio che ha interessato il territorio casertano negli ultimi venti anni.

Nasser Hidouri, che si è sempre distinto per la moderazione e una grande opera di dialogo con la comunità che li ospita da anni, si è detto profondamente deluso e preoccupato per le parole di Salvini.

“Il ministro asserisce che i fascicoli che lui ha davanti riguardano solo il terrorismo islamico, ma da qui posso affermare che non è vero, che in Italia, in particolare nella nostra comunità, non c'è traccia di terrorismo islamico, se non per episodi marginali, e sempre di persone di “passaggio” che non hanno niente a che vedere con una comunità che partecipa attivamente alla guerra contro il terrorismo e che vuole continuare a convivere in pace in questo territorio accogliente e generoso”.

Perché è deluso? Cosa si aspettava?

“Sono deluso perché proprio in questo momento che la comunità islamica nel mondo sta piangendo per la ferocia con cui sono stati uccisi cinquanta fratelli, invece di fare le condoglianze o esprimere una parola di conforto, il ministro Salvini viene a dire che l'unica paura è quella del terrorismo islamico. Una dichiarazione che mi lascia senza parole. Io non dico che il terrorismo islamico non esiste, ma oggi non ci sentiamo protetti. La sua propaganda potrebbe far venire fuori qualche esaltato che potrebbe nuocere alla nostra comunità”.

Dopo quanto è accaduto in Nuova Zelanda come avete reagito? Ne avete parlato in moschea? E soprattutto adesso avete più paura?

“Certo, era molto importante parlarne. Ho riunito tutti in moschea per un incontro: era necessario moderare e discutere tra noi. Ci sono gesti che alcune persone compiono per crudeltà, e possono indossare un vestito islamico, ebreo oppure ateo, il pericolo può avere molte facce. Abbiamo registrato la solidarietà di tantissime persone. Qui siamo una famiglia. Ho ricevuto decine di telefonate di cittadini italiani che mi chiedevano se stavamo bene, che esprimevano il proprio cordoglio a noi come rappresentanti di tutta la comunità islamica. Ma nello stesso tempo devo dire che bisogna fare più attenzione”.

Attenzione a cosa?

“Alla propaganda dell'odio. Bisogna lavorare ancora molto, con pazienza e con determinazione per sconfiggere le campagne contro i musulmani, contro lo straniero in generale. Le grandi malattie del mondo hanno bisogno di vaccinazioni. Ma adesso si registra un clima di intolleranza che non avevamo mai visto. Io credo che la disoccupazione, la disperazione di tanta gente, diventa il terreno ideale per il germe del terrrorismo. Bisogna stare attenti e costruire ponti di pace e dialogo”.

La comunità islamica di San Marcellino circa un anno fa è già stata presa di mira. Hanno lanciato dei sassi alle finestre della moschea e ignoti hanno fatto esplodere due bombe carta: una davanti alla saracinesca di una macelleria musulmana, l'altra proprio all’ingresso della moschea guidata dall’imam Nasser Hidouri. Adesso non temete che in seguito alla strage di Christchurch possano verificarsi gesti emulativi?

“Le bombe e i sassi che ci hanno colpito erano il gesto di ragazzini per fortuna tutto è finito per il meglio e anzi, quella è stata l'occasione per ritrovare il dialogo con i cittadini, la nostra comunità ha reagito abbastanza bene. Però il clima è cambiato, diciamo la verità. Prima pregavamo tutti insieme, da allora mettiamo sempre qualcuno di guardia fuori dalla moschea, durante le nostre preghiere, per stare più tranquilli”.

E può bastare aumentare i controlli?

“No, l'unica vera arma di difesa che abbiamo è il dialogo, la cultura. Ribadisco: il terrorismo, di qualsiasi colore, non attecchisce in Italia, non nasce qui. La comunità islamica di seconda generazione che è nata e cresciuta in Italia è molto moderata, attenta e rispettosa delle regole, felice di rispettarle. Sappiamo che la cultura italiana è più grande di Salvini, lui non rappresenta tutti. Nella storia italiana sono passati tanti Salvini, aspettiamo che passi anche lui, per fortuna siamo ancora una democrazia”.