Pucci rinuncia a Sanremo, scontro politico sugli insulti e la libertà di parola

Il comico lascia il Festival dopo le polemiche. Meloni parla di deriva illiberale

pucci rinuncia a sanremo scontro politico sugli insulti e la liberta di parola

Andrea Pucci si ritira dal ruolo di co-conduttore a Sanremo dopo le critiche e gli attacchi sui social. Il caso diventa politico, con l’intervento della premier che denuncia un clima di intolleranza culturale

Il passo indietro dal Festival. Andrea Pucci non salirà sul palco dell’Ariston. Il comico, indicato come uno dei co-conduttori del prossimo Festival di Sanremo, ha annunciato la rinuncia dopo giorni di polemiche e attacchi personali. Al centro delle contestazioni, alcune sue battute del passato e un’ondata di critiche che Pucci ha definito inaccettabili, maturate soprattutto sui social network.

Le accuse e la difesa

Il dibattito pubblico si è concentrato su presunte posizioni omofobe e su un linguaggio ritenuto offensivo. Pucci ha respinto con decisione queste accuse, sostenendo di non aver mai promosso odio e di essere stato travolto da una campagna di delegittimazione. La rinuncia viene presentata come una scelta per evitare ulteriori tensioni attorno alla kermesse musicale. La decisione del comico ha rapidamente superato i confini dello spettacolo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta pubblicamente, esprimendo solidarietà a Pucci e denunciando quella che ha definito una preoccupante deriva illiberale. Secondo la premier, l’uso disinvolto di etichette ideologiche e l’aggressività del dibattito pubblico rischiano di comprimere la libertà di espressione.

Sanremo e il clima culturale

Il Festival di Festival di Sanremo si ritrova così, ancora una volta, al centro di uno scontro simbolico che va oltre la musica. La scelta di Pucci riapre il confronto sul confine tra satira, sensibilità sociali e responsabilità pubblica di chi sale su uno dei palchi più esposti del Paese. Il caso mette in luce un clima sempre più polarizzato, in cui la discussione culturale tende a trasformarsi rapidamente in conflitto politico. Da una parte la richiesta di maggiore attenzione a linguaggi e contenuti, dall’altra la denuncia di una censura informale esercitata attraverso la pressione mediatica e social. La rinuncia di Pucci diventa così un nuovo tassello di una discussione più ampia sul rapporto tra spettacolo, politica e libertà di parola in Italia.