Board of Peace su Gaza, scontro in Aula: Tajani conferma l’Italia

Il governo parteciperà alla prima riunione. Schlein accusa: eludete la Carta

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Comunicazioni alla Camera sul piano per Gaza e sull’organismo voluto da Trump. Tajani annuncia la presenza italiana come osservatore e ribadisce la linea dei due Stati. Le opposizioni attaccano: «Forzatura costituzionale». Tensione con Magi

La linea del governo. Scontro acceso nell’Aula di Montecitorio durante le comunicazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani sugli sviluppi del piano di pace per la Striscia di Gaza e sulla partecipazione italiana al Board of Peace, l’organismo internazionale promosso da Donald Trump per la ricostruzione dell’enclave palestinese.

Il vicepremier ha confermato che l’Italia prenderà parte alla prima riunione, pur non potendo entrare formalmente nel board per ragioni costituzionali. La presenza sarà in una posizione di osservatore, con l’obiettivo dichiarato di contribuire a creare le condizioni per una soluzione a due Stati. Tajani ha ribadito la condanna della violenza in Cisgiordania e la necessità di un percorso politico stabile.

Le accuse delle opposizioni

Dura la replica delle opposizioni. La segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha accusato il governo di «aggirare la Costituzione giocando con le parole». Partecipare alla riunione, ha sostenuto, è una scelta politica che elude un divieto costituzionale. «La Costituzione non è un fastidio burocratico, ma un argine», ha detto annunciando il voto contrario alla risoluzione di maggioranza e il sostegno a quella alternativa delle opposizioni. Matteo Richetti, capogruppo di Azione, ha parlato di un organismo «autoritario», sottolineando che il board non avrebbe limiti temporali, non garantirebbe la partecipazione palestinese e sarebbe sottoposto all’autorità personale dell’ex presidente americano. Anche il Movimento 5 Stelle, con Riccardo Ricciardi, ha definito il Board of Peace un «comitato d’affari simbolo dei nostri tempi», annunciando voto contrario alla linea del governo.

La tensione con Magi

Il clima si è ulteriormente surriscaldato quando, nel corso del dibattito, Tajani ha replicato con toni duri alle critiche di Riccardo Magi. «Noi non scodinzoliamo», ha detto il ministro, respingendo le accuse di subalternità nei confronti di Washington e rivendicando la dignità della posizione italiana. Per il governo la presenza al tavolo rappresenta una scelta di realismo politico e di dialogo con gli Stati Uniti, ritenuti interlocutore imprescindibile nel dossier mediorientale. Per le opposizioni si tratta invece di una forzatura istituzionale che rischia di compromettere l’autonomia della politica estera italiana.

Il voto e gli scenari

Il voto sulle risoluzioni dovrà legittimare l’indirizzo politico dell’esecutivo, che punta a restare nel perimetro del confronto internazionale senza violare i vincoli costituzionali. Il nodo resta la natura giuridica del Board of Peace e la compatibilità con l’ordinamento italiano. Il dibattito di Montecitorio fotografa una frattura netta tra maggioranza e opposizione su un tema che intreccia politica estera, rapporti con gli Stati Uniti e rispetto della Carta. E che, ancora una volta, riporta il Medio Oriente al centro delle tensioni interne.