Nel nostro Paese la produzione di elettricità è basata su un mix di fonti energetiche, nel quale le fonti di energia rinnovabili (FER) hanno un ruolo di primaria importanza. Se verifichiamo i dati ufficiali relativi all’anno 2024 forniti da Terna, notiamo che la domanda di energia elettrica in Italia ha raggiunto i 312.285 GWh, con un incremento del 2,2% rispetto all’anno 2023.
Per soddisfare la domanda, il sistema elettrico nazionale si affida a fonti di energia non rinnovabili (fonti fossili), a importazioni di energia da Paesi esteri e fonti di energia rinnovabili. Queste ultime hanno rappresentato oltre il 40% del fabbisogno elettrico nazionale, confermando che il nostro Paese sta facendo passi avanti verso la cosiddetta transizione energetica. Tra le diverse fonti di energia rinnovabili, una grande importanza è rivestita dell’energia idroelettrica, che contribuisce in modo significativo alla produzione di elettricità.
Il contributo delle FER
Secondo il Rapporto Mensile Dicembre 2024 di Terna, le fonti di energia rinnovabili hanno generato 128.700 GWh, che corrispondono al 41,2% del fabbisogno elettrico nazionale (in crescita rispetto al 37,1% del 2023). Leggermente più elevato è stato il contributo delle fonti non rinnovabili, che hanno prodotto circa 132.600 GWh, corrispondente al 42,5% del fabbisogno. Il restante 16,3% è stato coperto dal saldo estero (import/export netto).
Queste percentuali mostrano chiaramente come le energie rinnovabili siano ormai fondamentali per il mix produttivo di energia elettrica. Questo assume una grande importanza a livello di sostenibilità ambientale poiché le FER riducono la dipendenza dai combustibili fossili.
Tra le FER, oltre all’idroelettrico si ricordano il fotovoltaico, l’eolico e le bioenergie.
La produzione di energia idroelettrica
L’energia idroelettrica è la FER più importante per la produzione di energia elettrica in Italia. Nel 2024 il suo contributo è stato di 54.757 GWh.
Le centrali idroelettriche si trovano sparse in tutta Italia, ma come si può facilmente immaginare, le regioni che vantano le maggiori produzioni di energia idroelettrica sono quelle settentrionali, per ragioni geografiche e meteorologiche (presenza di alti rilievi montuosi, maggiore presenza di laghi e fiumi, precipitazioni più abbondanti e frequenti) che permettono di sfruttare al meglio le risorse idriche.
Fra le regioni principali si ricordano il Piemonte, il Trentino-Alto Adige, la Lombardia, la Valle d’Aosta, il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia.
Centrali idroelettriche: le tre principali tipologie
Gli impianti idroelettrici presenti nel nostro Paese possono essere suddivisi in tre tipologie principali: a bacino, ad accumulo (o accumulazione) e ad acqua fluente.
Nelle centrali a bacino viene utilizzata l’acqua raccolta in un grande invaso, sfruttando una diga o uno sbarramento. Queste centrali garantiscono una produzione di energia continua e programmabile anche nei periodi in cui si ha scarsità di precipitazioni.
Nelle centrali ad accumulo, l’acqua dell’invaso che si trova a monte, una volta utilizzata, viene immagazzinata in un invaso che si trova a valle della turbina. Queste centrali possono erogare una potenza variabile, anche in base alla domanda di energia elettrica. Quando la domanda di energia è minore, pompano l’acqua dall’invaso a valle a quello a monte, così da poterla sfruttare in caso di necessità. L’invaso a valle è quindi una sorta di riserva di energia sfruttabile al bisogno.
Nelle centrali ad acqua fluente, infine, si sfrutta la portata di un corso d’acqua (per esempio un fiume o un torrente) e non è previsto un sistema di accumulo. L’acqua viene cioè incanalata verso le turbine per essere successivamente reimmessa nel flusso naturale.
