Il decreto e le nuove misure. Il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo decreto fiscale con misure definite «urgenti» a sostegno delle imprese. Il provvedimento, illustrato dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo, introduce modifiche rilevanti rispetto alla legge di Bilancio. Tra le principali novità, l’estensione dell’iperammortamento anche ai beni prodotti fuori dall’Unione europea. Sul fronte della tassazione, viene ripristinato dal 2026 il regime precedente per dividendi e plusvalenze, con l’esenzione al 95% prevista dal sistema Pex. Rinviata invece al primo luglio 2026 la tassa da 2 euro sui mini-pacchi provenienti da Paesi extra Ue, ufficialmente per motivi tecnici legati ai sistemi doganali.
Il nodo Transizione 5.0
La misura più controversa riguarda il credito d’imposta per Transizione 5.0. Il decreto riduce l’incentivo al 35% rispetto a quanto previsto inizialmente, con un taglio netto del 65%. Il provvedimento interviene su investimenti già effettuati da migliaia di imprese, che avevano pianificato le spese sulla base delle regole precedenti. Inoltre, restringe il perimetro degli interventi agevolabili, escludendo alcune tecnologie legate all’efficientamento energetico. Secondo il governo, la revisione è necessaria per contenere la spesa e riallocare le risorse. È previsto un tavolo di confronto con le categorie produttive per valutare eventuali correttivi.
La protesta delle imprese
Dura la reazione del mondo industriale. Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali di Torino, parla di «costo aggiuntivo per aziende che avevano già investito». Il punto più critico è la retroattività della norma. Le imprese, sostiene Gay, hanno programmato gli investimenti mesi prima contando su un determinato credito fiscale. La riduzione successiva altera gli equilibri finanziari e mette a rischio la sostenibilità dei progetti. Anche Confindustria attacca il decreto, denunciando una «fiducia profondamente minata» e una violazione del principio del legittimo affidamento.
Scenario economico e tensioni politiche
Il provvedimento si inserisce in un quadro economico già fragile, segnato dall’aumento dei costi energetici e dall’incertezza internazionale. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha difeso la necessità di stabilire priorità nella distribuzione delle risorse. Dal fronte politico arrivano critiche anche dall’opposizione. Il capogruppo dem Francesco Boccia definisce il decreto «l’ennesima toppa a una lunga serie di errori». Il governo rivendica però l’aumento complessivo delle risorse per le imprese nel triennio 2026-2028, che raggiungerebbero i 10 miliardi di euro.
