La presidente del Consiglio Giorgia Meloni compare in una tuta carceraria arancione accanto a Donald Trump, Benjamin Netanyahu e ad altri esponenti politici occidentali. È il fotomontaggio pubblicato da Hamshahri, quotidiano controllato dal comune di Teheran, poche ore dopo il nuovo messaggio di vendetta attribuito alla Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei.
La composizione raccoglie tredici rappresentanti politici e militari di Stati Uniti, Israele ed Europa. Sui volti di Trump e Netanyahu compaiono anche mirini, mentre la didascalia annuncia che «la vendetta è certa». Tra gli europei figurano, oltre a Meloni, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron e l’ex primo ministro britannico Keir Starmer.
La minaccia dopo i funerali
Il fotomontaggio è apparso dopo il primo messaggio pubblico di Mojtaba Khamenei successivo alla sepoltura del padre Ali Khamenei, ucciso nell’attacco condotto il 28 febbraio da Stati Uniti e Israele. Non si è trattato di un’apparizione: il nuovo leader iraniano continua a non mostrarsi in pubblico e le sue parole sono state diffuse in forma scritta e rilanciate dalla televisione di Stato.
Nel testo, Khamenei ha definito la vendetta per il sangue dei «martiri» una richiesta nazionale e una missione religiosa. Non ha indicato direttamente i possibili obiettivi, ma ha promesso una punizione contro i responsabili dell’uccisione del padre e contro chi ha sostenuto la campagna militare. La sua perdurante assenza dalla scena pubblica, attribuita alle ferite riportate nello stesso bombardamento, continua intanto ad alimentare interrogativi sulle sue condizioni e sull’effettivo equilibrio di potere a Teheran.
Il messaggio rivolto all’Italia
L’inserimento di Meloni nella rappresentazione di Hamshahri costituisce un nuovo segnale ostile verso l’Italia. Il governo italiano ha ripetutamente negato di avere autorizzato operazioni di combattimento contro l’Iran dal territorio nazionale, sostenendo di avere concesso esclusivamente attività tecniche, logistiche e di supporto previste dagli accordi con gli alleati.
La polemica era esplosa dopo le dichiarazioni del segretario generale della Nato, Mark Rutte, secondo il quale circa cinquecento voli statunitensi sarebbero decollati dalle basi americane presenti in Italia per sostenere l’operazione Epic Fury. Palazzo Chigi e il ministro della Difesa Guido Crosetto avevano contestato quella ricostruzione, giudicandola fuorviante perché non distingueva le missioni logistiche dalle azioni direttamente collegate ai bombardamenti.
Roma ha cercato fin dall’inizio di mantenere una posizione distinta rispetto alla strategia della Casa Bianca, evitando un coinvolgimento diretto nella guerra. Nella propaganda iraniana, tuttavia, il sostegno logistico garantito dagli alleati europei agli Stati Uniti viene rappresentato come parte integrante della campagna contro la Repubblica islamica. Il fotomontaggio trasferisce così sul piano personale la pressione politica esercitata finora contro i governi occidentali.
