Decreto autovelox, rivoluzione dalla mezzanotte: spento quasi un apparecchio su

Il Mit ha indicato 3.150 apparecchi attivi e circa 850 da sottoporre a omologazione

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È entrato in vigore il decreto atteso per 34 anni. Sono state introdotte nuove regole su omologazione, taratura e verifiche, ma sono rimasti dubbi sui dispositivi esclusi e sulla validità delle multe

 

Dalla mezzanotte di domenica 12 luglio l’Italia degli autovelox ha avuto due velocità. Circa un apparecchio su quattro è stato disattivato, non perché sia diventato incapace di misurare la velocità dei veicoli, ma perché non ha più avuto i requisiti giuridici necessari per trasformare la rilevazione in una sanzione.

Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha comunicato che circa 3.150 dispositivi sono rimasti attivi perché corrispondenti ai requisiti previsti dalla nuova disciplina. Per altri 850 apparecchi, invece, i produttori hanno dovuto avviare la procedura di omologazione del prototipo.

È entrato in vigore il decreto atteso da 34 anni

Il provvedimento ha definito per la prima volta una procedura organica per l’omologazione, la taratura e le verifiche periodiche dei dispositivi destinati al controllo della velocità.

Dal 1992 il Codice della strada ha previsto l’omologazione degli apparecchi, ma per oltre tre decenni non è stata adottata una procedura completa per ottenerla. Il ministero ha quindi rilasciato soprattutto provvedimenti di approvazione, aprendo un contenzioso sulla differenza tra i due istituti.

La Corte di Cassazione, a partire dall’ordinanza numero 10505 del 2024, ha escluso che approvazione e omologazione potessero essere considerate automaticamente equivalenti. Il nuovo decreto ha tentato di superare questa frattura, individuando i prototipi già approvati che hanno rispettato i requisiti tecnici introdotti.

I modelli conformi sono stati considerati omologati

L’Allegato B ha raccolto i decreti di approvazione relativi ai prototipi giudicati conformi. I dispositivi corrispondenti a quei modelli sono stati considerati omologati, purché abbiano coinciso con la versione autorizzata e abbiano superato le verifiche richieste.

Il riconoscimento non ha significato che ogni singolo apparecchio sia stato esaminato direttamente dal ministero. È stato il prototipo a ottenere il nuovo titolo, mentre ciascun esemplare ha dovuto conservare una taratura valida e rispettare le caratteristiche tecniche del modello originario.

Tra i sistemi interessati sono comparsi apparecchi per il rilevamento della velocità istantanea e strumenti destinati al calcolo della velocità media, compresi alcuni modelli di Tutor e Vergilius.

Sono cambiate taratura e gestione dei dati

Ogni nuovo prototipo ha dovuto ottenere l’omologazione prima dell’immissione in servizio. I singoli apparecchi hanno dovuto essere tarati prima dell’utilizzo e sottoposti a controlli periodici almeno annuali.

Quando il certificato è scaduto o la verifica non è stata superata, il dispositivo ha dovuto essere fermato. Sono state introdotte anche misure per proteggere i dati raccolti, con fotografie e informazioni crittografate e firmate digitalmente. Per le riprese frontali è stato previsto l’oscuramento dei volti.

Gli apparecchi esclusi dall’elenco non sono stati necessariamente giudicati inaffidabili dal punto di vista tecnico. Non hanno però potuto continuare ad accertare le violazioni fino al completamento della procedura di omologazione.

È rimasta la discrepanza sui dispositivi spenti

Il numero esatto degli apparecchi disattivati non è apparso subito univoco. Il ministero ha indicato circa 850 dispositivi da sottoporre a nuova omologazione, mentre dal censimento pubblico sono risultati esclusi oltre 1.200 strumenti.

La differenza è stata ricondotta soprattutto alla classificazione dei sistemi Tutor installati da Autostrade per l’Italia. Alcuni apparati aggiornati alla versione Tutor 3.0 sarebbero rimasti registrati anche con la precedente denominazione Sicve, non presente tra i modelli riconosciuti dal decreto.

L’aggiornamento dell’elenco ministeriale ha dovuto consentire agli enti gestori e agli automobilisti di identificare correttamente il modello utilizzato per ciascun accertamento.

È cresciuta la preoccupazione per l’esodo estivo

L’entrata in vigore del provvedimento ha coinciso con l’inizio dell’esodo estivo. Luigi Altamura, comandante della polizia locale di Verona e referente dell’Anci, ha espresso il timore che la disattivazione di numerosi apparecchi potesse essere interpretata come un allentamento generalizzato dei controlli.

Le maggiori preoccupazioni hanno riguardato i Tutor di vecchia generazione, presenti su numerose tratte delle autostrade A1, A4, A13, A14 e A16.

I sistemi di controllo della velocità media hanno prodotto negli anni effetti rilevanti sulla sicurezza. Sulle tratte coperte dal Tutor la velocità di picco è diminuita del 25 per cento, quella media del 15 per cento e la mortalità si è ridotta del 56 per cento nel primo anno di utilizzo.

Il nodo dei ricorsi non è stato risolto

La nuova disciplina non ha cancellato il contenzioso già aperto. Il decreto ha stabilito che alcuni prototipi approvati siano stati considerati omologati, ma è rimasto il dubbio sulla possibilità che un atto ministeriale potesse superare la distinzione tracciata dalla Cassazione sulla base del Codice della strada. Gli automobilisti hanno quindi potuto impugnare sia il verbale sia la disposizione del decreto sulla quale è stata fondata la validità dell’apparecchio. Il provvedimento non ha sanato le vecchie sanzioni, non ha chiuso i procedimenti già avviati e non ha reso retroattivamente legittimi gli accertamenti contestati.

Dopo trentaquattro anni sono state finalmente introdotte regole tecniche e procedure definite. La pace giudiziaria sugli autovelox, però, è rimasta lontana.