La ricostruzione della Procura. Secondo la ricostruzione del pm Giovanni Tarzia e del procuratore Marcello Viola, che hanno coordinato le indagini della Squadra Mobile, Mansouri non aveva alcuna arma in mano quando è stato colpito. Il proiettile lo avrebbe raggiunto alla tempia destra da una distanza di circa trenta metri. Gli accertamenti sulla scena del crimine e le testimonianze raccolte avrebbero smentito la prima versione fornita dall’agente, che aveva dichiarato di aver sparato perché la vittima avrebbe estratto una pistola puntandogliela contro.
L’ipotesi della messinscena
Gli inquirenti contestano a Cinturrino di aver ordinato a un collega di recuperare uno zaino dal commissariato e di aver successivamente collocato accanto al corpo una replica giocattolo di una Beretta 92 custodita in ufficio, per giustificare l’uso dell’arma di servizio. Ulteriore elemento al centro dell’indagine è il ritardo nei soccorsi. Secondo la Procura, l’agente non avrebbe avvisato immediatamente la centrale operativa né chiamato il 118. La segnalazione sarebbe arrivata dopo 23 minuti, mentre Mansouri era ancora agonizzante.
Le ammissioni e le nuove accuse
Tre agenti e un’ispettore, inizialmente ritenuti a conoscenza dei fatti, sono stati interrogati come indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso. Nei giorni scorsi avrebbero ammesso circostanze diverse rispetto alle prime dichiarazioni. Nel fascicolo compaiono anche segnalazioni su presunti arresti irregolari e rapporti sospetti con ambienti dello spaccio nel quartiere Corvetto. I familiari della vittima, assistiti dagli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, sostengono che Mansouri temesse l’agente e parlano di presunte richieste estorsive. Accuse che sono ora al vaglio degli inquirenti.
Il fermo e le indagini in corso
Il fermo è stato disposto al termine di ulteriori accertamenti tecnici e biologici sull’arma. L’agente, difeso dall’avvocato Pietro Porciani, è ora accusato di omicidio volontario. Le indagini proseguono per chiarire eventuali responsabilità ulteriori e verificare le altre ipotesi emerse nel corso delle settimane. Resta ferma la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva. La vicenda, che ha scosso Milano, riapre il dibattito sull’uso della forza e sui controlli interni nelle forze dell’ordine.
