La testimone che aveva riaperto il caso della grazia a Nicole Minetti ora ne ridimensiona il cuore. Graciela Mabel De Los Santos Torres, ex massaggiatrice nella tenuta “Gin Tonic” di Giuseppe Cipriani a Punta del Este, ha depositato in Uruguay una dichiarazione giurata davanti a un notaio, poi trasmessa alle autorità italiane, nella quale afferma di voler fare chiarezza e di non sapere nulla di un ruolo di Minetti in presunti giri organizzati di prostituzione nel ranch. Il documento è arrivato a Milano dopo che la Procura generale aveva già concluso la propria verifica sulla clemenza presidenziale.
La retromarcia della testimone
La svolta arriva dopo settimane di polemiche. In una prima intervista al Fatto Quotidiano, Graciela aveva raccontato di feste con escort e aveva chiamato in causa l’ambiente della villa uruguaiana frequentata da Minetti e Cipriani. Quelle parole avevano pesato sul dibattito pubblico perché la grazia concessa dal presidente Sergio Mattarella si fondava anche sul presupposto di un cambio di vita dell’ex consigliera regionale lombarda, condannata in via definitiva nel filone Ruby bis e per peculato sui rimborsi in Regione Lombardia.
Poi erano arrivati i primi segnali di ripensamento. In un’intervista alla tv uruguaiana Sin Piedad, la donna aveva già sostenuto che alcune sue frasi fossero state distorte e aveva detto di voler parlare solo davanti alla giustizia italiana. Ora l’atto notarile segna un passaggio più netto: non una semplice cautela, ma una dichiarazione formale che svuota l’accusa più rilevante sul presunto coinvolgimento di Minetti.
La Procura generale aveva già chiuso
Il tempismo resta il punto più delicato. La notizia dell’esistenza dell’atto notarile è arrivata a Milano il 3 giugno, quando la Procura generale aveva già comunicato al Quirinale l’esito degli accertamenti. I magistrati avevano escluso elementi contrari alla grazia, sostenendo che le notizie di stampa non corrispondessero al vero e che non fossero emersi fatti incompatibili con il quadro valutato per la concessione del provvedimento.
Gli accertamenti avevano riguardato anche l’adozione del figlio di Minetti, il quadro sanitario del minore e l’assenza di procedimenti pendenti all’estero a carico dell’ex consigliera e del compagno. Proprio la necessità di seguire il bambino nelle cure era stata indicata tra le ragioni umanitarie alla base della domanda di grazia.
Il caso politico resta aperto
Sul piano istituzionale, la nuova dichiarazione rafforza la posizione già assunta dal Quirinale: non ci sono motivi per rivalutare la grazia. Sul piano politico, però, il caso continua a lasciare strascichi. Le opposizioni hanno contestato la gestione dell’istruttoria da parte del Ministero della Giustizia, mentre il fronte garantista ha letto gli ultimi sviluppi come la conferma di un’accusa giornalistica non sostenuta da elementi solidi.
Resta una zona grigia, più umana che processuale: capire perché Graciela abbia prima parlato in un modo, poi abbia corretto il tiro, quindi abbia scelto la via solenne della dichiarazione giurata. Le interpretazioni possibili restano tre: una prima versione travisata, una ritrattazione dettata da timori o pressioni, oppure una vicenda personale sfuggita di mano alla stessa protagonista. Per ora, però, agli atti resta una frase decisiva: la testimone non afferma di conoscere un ruolo di Nicole Minetti in giri organizzati di prostituzione nel ranch di Cipriani.
