Fratelli Deiana, il mare restituisce i resti

Da 14 mesi Giuseppe e Lorenzo sono dispersi al largo di Olbia

fratelli deiana il mare restituisce i resti

Scarpe, zaino e frammenti umani riaprono il giallo della barca scomparsa a Capo Figari. La madre chiede allo Stato di recuperare i figli

Il mare continua a restituire pezzi di una tragedia che non ha ancora avuto una sepoltura. Prima le scarpe, poi uno zaino, una borsa frigo, un salvagente, parti dell’imbarcazione. Ora anche resti umani recuperati da un peschereccio nelle acque tra Capo Figari e Tavolara. Potrebbero appartenere a uno dei due fratelli Giuseppe e Lorenzo Deiana, scomparsi il 19 aprile 2025 dopo essere usciti da Olbia per una battuta di pesca su una piccola barca in vetroresina. Gli accertamenti disposti dalla Procura di Tempio Pausania dovranno stabilire l’identità dei resti e chiarire se il mare stia riportando in superficie ciò che da quattordici mesi la famiglia chiede di recuperare.

L’inventario del dolore

La madre, Simona Deiana, ripete da mesi lo stesso appello: andare a cercarli là sotto, nel punto in cui gli oggetti riaffiorano con una regolarità che sembra indicare una zona precisa del fondale. Non chiede certezze impossibili, ma un’operazione di recupero. Vuole poter salutare i figli, celebrare i funerali, restituire un nome e una tomba a due ragazzi rimasti sospesi tra il mare e l’attesa.

Giuseppe, 24 anni, era appena diventato padre. Lorenzo, 20 anni, condivideva con lui la passione per la pesca. Erano usciti all’alba, diretti verso Capo Figari, in un tratto di mare bellissimo e difficile, attraversato da correnti, vento e traffico navale. Nel corso della giornata le condizioni meteo sarebbero peggiorate. Poi il silenzio, l’ultimo aggancio dei cellulari, nessun rientro, nessuna richiesta di aiuto arrivata a terra.

Il dubbio sull’incidente

La prima ipotesi resta quella del naufragio, ma non è l’unica. La famiglia chiede che venga verificata fino in fondo anche la possibilità di uno speronamento o di un urto con un’altra imbarcazione. In quell’area passano navi di linea, unità da diporto e mezzi commerciali. Per questo il recupero della barca diventa centrale: se lo scafo fosse ancora sul fondale, potrebbe dire più di qualunque testimonianza.

L’inchiesta della Procura di Tempio Pausania è aperta. Sono stati disposti accertamenti sui resti recuperati e sugli elementi rinvenuti in mare. Secondo le ricostruzioni locali, l’attenzione degli investigatori resta concentrata sull’area tra Capo Figari e Tavolara, dove nelle ultime settimane sono stati trovati reperti compatibili con la scomparsa dei due fratelli.

Una famiglia lasciata nell’attesa

Il caso dei fratelli Deiana è diventato anche una domanda rivolta alle istituzioni. In Italia si recuperano relitti, reperti archeologici, tesori sommersi. Qui, invece, una madre chiede che vengano usati mezzi e competenze per cercare due corpi e una piccola barca. Non per chiudere un mistero in fretta, ma per aprire finalmente la parte più concreta dell’accertamento: vedere, recuperare, analizzare.

I pescatori della zona hanno continuato a battere il mare, spesso a proprie spese e rinunciando a ore di lavoro. Anche cittadini e volontari hanno partecipato alle ricerche. Ma la famiglia chiede un salto di qualità, un intervento strutturato, capace di raggiungere il fondale e verificare ciò che le reti stanno riportando a galla pezzo dopo pezzo.

Il mare e la verità

Il dolore di Simona Deiana non è soltanto quello di una madre che ha perso due figli. È lo strazio di chi teme che la verità resti impigliata sul fondo, insieme alla barca e agli ultimi resti di Giuseppe e Lorenzo. Ogni oggetto riemerso è una conferma e una ferita: dice che i ragazzi non sono scomparsi nel nulla, ma che qualcosa, là sotto, continua a chiedere di essere riportato alla luce.

Ora gli accertamenti medico-legali dovranno dare un nome ai resti. Poi resterà la domanda più grande: se lo Stato deciderà di andare fino in fondo, nel punto in cui il mare sembra avere già indicato la strada.