Alberto Stasi ha affrontato la riapertura dell’indagine sul delitto di Garlasco con “equilibrio” e “resilienza”. È uno dei passaggi più significativi del provvedimento con cui il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha concesso l’affidamento in prova ai servizi sociali al quarantaduenne condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella villetta di famiglia di via Pascoli il 13 agosto 2007.
La decisione arriva mentre il caso è tornato al centro dell’attenzione pubblica per la nuova indagine della Procura di Pavia, che vede indagato Andrea Sempio, amico del fratello della vittima. Un elemento che non modifica la sentenza definitiva a carico di Stasi, ma che ha riaperto interrogativi, polemiche e una forte esposizione mediatica attorno a una delle vicende giudiziarie più discusse degli ultimi vent’anni.
Il giudizio dei magistrati
Nel provvedimento, i giudici sottolineano che Stasi ha percorso tutte le strade previste dall’ordinamento per sostenere la propria innocenza. Allo stesso tempo, evidenziano il modo in cui ha gestito l’impatto emotivo provocato dalla nuova inchiesta e dal ritorno massiccio dei media sulla sua figura.
Secondo l’équipe che lo ha seguito durante il percorso detentivo, la ripresa dell’attenzione giornalistica ha prodotto una inevitabile attivazione emotiva. Stasi, però, avrebbe saputo contenerla attraverso strategie di controllo e gestione delle emozioni. La possibilità che dalla nuova indagine possano emergere elementi utili alla sua posizione, scrivono ancora i giudici, gli consente di vivere con minore fatica l’invadenza mediatica.
Il Tribunale rileva anche che l’ex studente bocconiano ha mantenuto un profilo basso, evitando nuove interviste e cercando di sottrarsi agli appostamenti dei giornalisti. Una scelta che avrebbe limitato i suoi spostamenti, ma che viene letta come segno di lucidità e prudenza.
L’affidamento in prova
Con l’affidamento ai servizi sociali, l’esecuzione della pena prosegue fuori dal carcere, ma resta sottoposta a prescrizioni, controlli e obblighi. Stasi aveva già ottenuto la semilibertà e ora lascia definitivamente la struttura penitenziaria nella quale era entrato nel dicembre 2015, dopo la condanna definitiva.
La misura alternativa non cancella la condanna e non anticipa alcun esito sul fronte della revisione. È una decisione autonoma, fondata sul percorso carcerario, sulla condotta tenuta negli anni e sulla valutazione del reinserimento sociale. La difesa potrà muoversi su un piano diverso qualora intenda chiedere la riapertura del processo alla luce dei nuovi sviluppi investigativi.
Nel provvedimento, i magistrati osservano che non emergono vissuti rancorosi né narrazioni screditanti verso coloro che hanno contribuito alla sua condizione giudiziaria. È un passaggio che pesa nella valutazione complessiva della persona e del percorso compiuto.
La nuova indagine
Il ritorno del caso Garlasco ruota attorno alla posizione di Andrea Sempio, indagato dalla Procura di Pavia. Gli inquirenti stanno rivalutando elementi già emersi negli anni e nuovi accertamenti tecnici, in un fascicolo che ha rimesso al centro prove, tracce biologiche e ricostruzioni della scena del delitto.
La famiglia di Chiara Poggi continua a chiedere rispetto per la memoria della vittima e per la verità giudiziaria già raggiunta. Dall’altra parte, la difesa di Stasi guarda agli sviluppi dell’indagine come a un possibile varco per sostenere la tesi sempre ribadita dall’ex fidanzato di Chiara: la propria estraneità all’omicidio.
È su questa frattura che il Paese torna a dividersi. Da una parte una sentenza definitiva, dall’altra un’inchiesta nuova che riapre domande mai del tutto sopite nell’opinione pubblica. Il rischio, ancora una volta, è trasformare il processo penale in un processo mediatico parallelo.
Il caso torna in tv
A quasi vent’anni dall’omicidio, Sky TG24 dedica al delitto lo speciale “Garlasco: l’ombra del dubbio”, in onda domani. Il programma ripercorre la storia giudiziaria del caso, dalle prime indagini alla condanna definitiva di Stasi, fino alla riapertura dell’inchiesta e al nome di Sempio.
Al centro ci sono le prove che hanno segnato la vicenda: il Dna sotto le unghie di Chiara, l’impronta sulla scala, le tracce sul dispenser del sapone, la bicicletta nera, le scarpe dell’assassino. Materiali che per anni hanno alimentato perizie, controperizie, assoluzioni, condanne e dubbi.
La decisione sull’affidamento in prova arriva dunque in un momento delicatissimo. Per Stasi si apre una nuova fase personale, fuori dal carcere ma ancora dentro una vicenda giudiziaria e mediatica che non si è mai davvero chiusa. Per il caso Garlasco, invece, resta la domanda che accompagna l’Italia dal 2007: la verità processuale è anche tutta la verità storica?
