Palermo, arrestato Galatolo: «Riorganizzava il clan»

Tredici misure cautelari contro Acquasanta e Arenella

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Il boss ergastolano Raffaele Galatolo, in permesso premio e semilibertà, è tra i 13 arrestati. Per la Dda avrebbe ripreso il comando della famiglia mafiosa dell’Acquasanta

Era considerato un detenuto modello, al punto da ottenere permessi premio e semilibertà nonostante la condanna all’ergastolo. Ma per la Direzione distrettuale antimafia di Palermo Raffaele Galatolo, 75 anni, storico boss dell’Acquasanta, fuori dal carcere avrebbe ripreso contatti, impartito direttive e contribuito alla riorganizzazione della famiglia mafiosa del quartiere. All’alba la Guardia di Finanza ha eseguito 13 misure cautelari nell’ambito di un’inchiesta che colpisce le cosche dell’Acquasanta e dell’Arenella, inserite nel mandamento di Resuttana. Otto persone sono finite in carcere, cinque ai domiciliari.

Il ritorno del boss in permesso premio

Il nome di Galatolo riporta agli anni più bui di Cosa nostra palermitana. È ricordato come lo “strangolatore dell’Acquasanta”, uomo vicino ai corleonesi e figura della famiglia che aveva fatto di vicolo Pipitone una base operativa per alcuni dei delitti eccellenti degli anni Ottanta. Secondo la ricostruzione degli investigatori, i benefici penitenziari gli avrebbero consentito di tornare più volte a Palermo, mentre la semilibertà gli permetteva di uscire dal carcere di Secondigliano per lavorare in un’associazione di volontariato. Proprio in quelle finestre di libertà, sostiene l’accusa, il boss avrebbe ripreso il suo ruolo.

Acquasanta e Arenella nel mirino

L’ordinanza, firmata dal gip su richiesta della Dda, riguarda complessivamente 45 indagati e ricostruisce gli assetti criminali di due storiche famiglie mafiose palermitane. Tra gli arrestati figura anche Stefano Fidanzati, 78 anni, ritenuto dagli inquirenti al vertice della famiglia dell’Arenella dopo essere tornato libero da tempo. Per gli investigatori, le vecchie gerarchie non sarebbero rimaste soltanto un ricordo giudiziario, ma avrebbero continuato a esercitare influenza sul territorio, sui rapporti interni e sugli affari delle cosche.

Il nodo dei benefici penitenziari

Il caso riapre il tema dei permessi premio concessi a boss condannati per mafia e ritenuti ancora capaci di orientare le dinamiche criminali all’esterno. Le relazioni sulla buona condotta in carcere avevano contribuito al percorso di Galatolo verso i benefici, ma l’inchiesta della procura guidata da Maurizio de Lucia ipotizza una realtà opposta fuori dal penitenziario. È il cortocircuito più delicato dell’indagine: un ergastolano valutato positivamente nel circuito carcerario che, secondo l’accusa, avrebbe usato proprio gli spazi concessi dallo Stato per tornare a incidere sugli equilibri mafiosi.

I segreti di vicolo Pipitone

La storia criminale dell’Acquasanta resta legata a una stagione di sangue e misteri. Da quell’area partirono uomini e decisioni collegati agli omicidi di Pio La Torre, del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, di Ninni Cassarà e al fallito attentato dell’Addaura contro Giovanni Falcone. Galatolo, secondo le ricostruzioni giudiziarie e parlamentari, appartiene a quella generazione di mafiosi che custodisce ancora pagine oscure dei rapporti tra Cosa nostra, potere economico e pezzi deviati delle istituzioni. Il nuovo arresto consegna agli inquirenti un’altra fotografia: quella di una mafia che prova a rimettere insieme comando, memoria criminale e controllo del territorio.