Paolo, tetraplegico dopo un pugno: ora torna in piedi

Dimesso dal Don Gnocchi, il giovane di Albenga prosegue la riabilitazione

paolo tetraplegico dopo un pugno ora torna in piedi

Aggredito nel 2024 per rubargli il monopattino, Paolo Sarullo era finito in coma. Dopo una lunga degenza alla Spezia, lascia il centro con un nuovo obiettivo: tornare a camminare

Paolo Sarullo lascia il polo riabilitativo Don Gnocchi della Spezia con un’immagine che vale più di molte parole: è di nuovo in piedi, sorretto dallo staff sanitario che lo ha accompagnato in una lunga e durissima degenza. Per il giovane di Albenga, rimasto tetraplegico dopo un’aggressione avvenuta nel maggio 2024, è una tappa decisiva di un percorso ancora aperto. Non è un traguardo definitivo, ma il segno concreto che il recupero continua e che l’obiettivo, ora, è tornare gradualmente a camminare.

La notte dell’aggressione

La vita di Paolo cambiò all’uscita da una discoteca sul lungomare di Albenga. Secondo le ricostruzioni emerse nei mesi successivi, il ragazzo fu circondato da un gruppo di coetanei che volevano rubargli il monopattino. Un pugno lo fece cadere all’indietro, provocandogli un gravissimo trauma cranico e un’emorragia cerebrale. Ricoverato d’urgenza all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, fu sottoposto a interventi chirurgici complessi che gli salvarono la vita. Poi arrivarono tre mesi di coma e una diagnosi devastante: tetraplegia con pesanti conseguenze motorie e cognitive.

Da quel momento la storia personale di Paolo Sarullo è diventata anche una vicenda collettiva. Attorno a lui e alla madre Miranda si è stretta una rete di sostegno fatta di amici, cittadini, volontari e associazioni. La mobilitazione ha portato alla nascita di Uniti per Paolo, realtà nata per sostenere il percorso di cura e trasformare una tragedia privata in un messaggio pubblico contro la violenza giovanile.

Il giorno della dimissione

Nel giorno dell’uscita dal centro della Fondazione Don Carlo Gnocchi, la madre Miranda ha salutato medici, terapisti e operatori con parole cariche di riconoscenza. Ha ricordato l’arrivo alla Spezia, quando la famiglia era disperata, e ha ringraziato lo staff per aver restituito un figlio che oggi si muove, parla e la chiama “mamma”. Il personale del centro ha risposto con un messaggio affettuoso, parlando dei sorrisi di Paolo, della sua forza e della promessa di rivedersi presto.

La dimissione non chiude il percorso riabilitativo. Apre, piuttosto, una nuova fase. Dopo quasi due anni segnati da coma, interventi, terapie e progressi lenti, Paolo affronta un’altra sfida sanitaria. La possibilità di stare in piedi con il sostegno degli operatori è una conquista clinica e psicologica, perché restituisce fiducia a lui e alla sua famiglia dopo mesi in cui ogni piccolo movimento è stato costruito giorno dopo giorno.

Il volto di una battaglia civile

La storia di Paolo Sarullo ha superato i confini della Liguria quando il Festival di Sanremo gli ha dedicato un collegamento in diretta. Carlo Conti lo ha intervistato per richiamare l’attenzione sulla violenza tra giovani e sul bullismo, trasformando la vicenda del ragazzo di Albenga in un appello nazionale. In quell’occasione Paolo è diventato il volto di una richiesta semplice e radicale: che quanto accaduto a lui non accada più a nessuno.

La sua storia resta segnata da un’aggressione assurda, nata per un monopattino e capace di distruggere in pochi secondi una vita intera. Ma il giorno della dimissione dal Don Gnocchi racconta anche altro: la tenacia di un ragazzo, la presenza di una madre, il lavoro quotidiano della riabilitazione e una comunità che non ha smesso di sostenerlo. Il prossimo passo sarà ancora più difficile, ma per Paolo oggi la parola “camminare” non è più soltanto un desiderio lontano.