Autonomia, opposizioni a La Russa: "Stop all’iter"

Pd, M5S, Avs e Iv chiedono nuove audizioni sugli schemi di intesa

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I capigruppo del centrosinistra sollecitano la sospensione dell’esame sulle intese con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto: “Serve un’istruttoria piena”

Le opposizioni al Senato chiedono a Ignazio La Russa di fermare il calendario sull’autonomia differenziata e riaprire la fase delle audizioni. La richiesta arriva con una lettera firmata dai capigruppo Francesco Boccia per il Partito democratico, Luca Pirondini per il Movimento 5 Stelle, Peppe De Cristofaro per Alleanza Verdi e Sinistra e Raffaella Paita per Italia viva-Casa riformista. Al centro c’è l’esame degli schemi di intesa preliminare sottoscritti dal governo con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, passaggio previsto nell’attuazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione.

Il nodo dell’istruttoria

La lettera indirizzata al presidente del Senato contesta il metodo scelto per una materia che, secondo i firmatari, incide sull’assetto costituzionale dei rapporti tra Stato e Regioni e sull’esercizio uniforme dei diritti fondamentali. Per questo le opposizioni chiedono che il Parlamento possa valutare le intese sulla base di un’istruttoria “piena, trasparente e completa”, non limitata ai passaggi interni degli uffici di presidenza delle commissioni.

Il punto politico è anche procedurale. I gruppi di minoranza sostengono che i rilievi emersi nei dossier tecnici del Servizio Studi e del Servizio del Bilancio di Camera e Senato richiedano chiarimenti pubblici, soprattutto sui costi, sulle risorse organizzative e sulla tenuta dei servizi essenziali dopo il trasferimento di funzioni alle Regioni. L’esame parlamentare degli schemi di intesa è già stato avviato nelle commissioni Affari costituzionali congiunte di Camera e Senato.

La sentenza della Consulta

Nella richiesta viene richiamata la sentenza n. 192 del 2024 della Corte costituzionale, che ha ridefinito il quadro dell’autonomia differenziata. La Consulta ha indicato limiti e condizioni per il trasferimento delle competenze, sottolineando la necessità di riferirsi a specifiche funzioni, adeguatamente motivate, e di garantire il ruolo del Parlamento nel procedimento.

Per le opposizioni, proprio quella pronuncia impone un supplemento di cautela. La preoccupazione riguarda in particolare le materie che toccano i diritti civili e sociali, dalla sanità alla finanza pubblica, dove la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni e delle risorse necessarie diventa il presupposto per evitare squilibri territoriali. La richiesta è quindi di sospendere la prosecuzione dell’iter fino al completamento dell’istruttoria sui profili costituzionali, organizzativi e finanziari.

I ministri chiamati in causa

I capigruppo chiedono inoltre che vengano ascoltati in seduta plenaria delle commissioni riunite Affari costituzionali di Camera e Senato il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, il ministro della Salute, Orazio Schillaci, e i rappresentanti della Ragioneria generale dello Stato. L’obiettivo dichiarato è ottenere chiarimenti sui profili di sostenibilità finanziaria, sulla neutralità dei costi e sull’impatto delle nuove competenze sul Servizio sanitario nazionale.

La partita resta delicata perché le intese con le quattro Regioni rappresentano il primo banco di prova concreto della riforma dopo il passaggio dalla cornice generale agli accordi territoriali. Il governo, con il ministro Roberto Calderoli, ha difeso l’avvio dell’iter parlamentare come un’opportunità per le Regioni che hanno presentato richiesta, mentre sindacati, opposizioni e diversi osservatori continuano a segnalare rischi di frammentazione nei servizi e di nuove pressioni sulla finanza pubblica.

Una partita politica e istituzionale

La richiesta a La Russa sposta il confronto dal merito della riforma al rispetto delle garanzie parlamentari. Le opposizioni non chiedono soltanto più tempo, ma un passaggio pubblico capace di rendere visibili le valutazioni del governo e degli uffici tecnici prima che l’esame proceda. È su questo terreno che si misurerà ora la risposta della presidenza del Senato e della maggioranza.

Il confronto sull’autonomia differenziata torna così a intrecciare due piani: da una parte la spinta delle Regioni del Nord che chiedono maggiori competenze, dall’altra il timore che il trasferimento di funzioni possa incidere sull’uniformità dei diritti, in particolare nei settori più sensibili. Per le opposizioni, una decisione destinata a modificare gli equilibri della Repubblica non può avanzare senza un’istruttoria pubblica e verificabile.