L'inchiesta Equalize arriva alla richiesta di rinvio a giudizio per 74 persone, senza sostanziali ridimensionamenti rispetto al quadro delineato alla chiusura delle indagini. Il nuovo atto della Procura di Milano riguarda soprattutto i presunti clienti dell’agenzia investigativa, accusati a vario titolo di aver commissionato accessi abusivi alle banche dati pubbliche per ottenere informazioni riservate su oltre 830 persone.
La richiesta è stata depositata dal pubblico ministero Francesco De Tommasi e dal procuratore aggiunto Eugenio Fusco. Sarà ora il giudice dell’udienza preliminare a stabilire quali posizioni dovranno affrontare il processo. Le accuse restano da verificare nel contraddittorio e gli indagati devono essere considerati non colpevoli fino a un’eventuale sentenza definitiva.
Il mercato delle informazioni riservate
Secondo l’impostazione della Procura, la struttura avrebbe trasformato l’accesso illecito alle banche dati in un servizio commerciale. Le richieste dei clienti avrebbero riguardato controversie sentimentali, conflitti familiari, successioni ereditarie, rapporti di lavoro e contese imprenditoriali.
Gli investigatori contestano consultazioni abusive effettuate attraverso appartenenti o ex appartenenti alle forze dell’ordine autorizzati a utilizzare sistemi informatici istituzionali. Le informazioni sarebbero poi confluite in dossier venduti ai committenti interessati a ricostruire patrimoni, relazioni personali, spostamenti, precedenti e comunicazioni.
Il procedimento nasce dagli arresti eseguiti nell’ottobre 2024 nei confronti degli uomini considerati operativi della rete, tra i quali Nunzio Samuele Calamucci e l’ex poliziotto Carmine Gallo, morto successivamente. Il filone sui presunti committenti si aggiunge alla precedente richiesta di processo che aveva già coinvolto il nucleo centrale dell’organizzazione.
La posizione di Enrico Pazzali
Tra le figure centrali resta Enrico Pazzali, ex presidente della Fondazione Fiera Milano e socio di maggioranza di Equalize. I magistrati lo indicano come ideatore e promotore del sistema, dal quale avrebbe ricavato informazioni utilizzabili anche per condizionare avversari negli ambienti politici e imprenditoriali.
Pazzali ha sempre negato di conoscere i metodi illegali attribuiti ai collaboratori e ha sostenuto di essere stato tenuto all’oscuro delle modalità con cui venivano realizzati alcuni rapporti. Le spiegazioni fornite durante l’interrogatorio non hanno però convinto la Procura, che ha confermato la richiesta di sottoporlo al vaglio dell’udienza preliminare.
Il quadro accusatorio comprende, a seconda delle singole posizioni, ipotesi di associazione per delinquere, accesso abusivo a sistemi informatici, corruzione, intercettazioni illecite, rivelazione di segreti e altri reati collegati alla produzione e all’impiego dei dossier.
I committenti sotto accusa
Nella richiesta figura l’imprenditore Leonardo Maria Del Vecchio, accusato di aver commissionato verifiche su una ex compagna e ricerche patrimoniali riguardanti alcuni familiari durante la contesa sull’eredità del fondatore di Luxottica.
Sono coinvolti anche i banchieri Matteo Arpe e Fabio Arpe, per accertamenti relativi a un conto riconducibile alla compagna del padre scomparso, e Stefano Speroni, responsabile degli affari legali di Eni, per ricerche sui rapporti tra l’imprenditore Francesco Mazzagatti e l’avvocato Piero Amara.
A Speroni vengono contestate anche ulteriori condotte legate alle informazioni raccolte su Mazzagatti. Ogni posizione resta autonoma e dovrà essere valutata dal giudice sulla base degli specifici episodi attribuiti a ciascun indagato.
Nel fascicolo compaiono inoltre manager dei gruppi Erg, Heineken e Barilla. Le presunte attività avrebbero riguardato dipendenti sospettati di insider trading, verifiche interne e il tentativo di individuare la fonte riservata di un giornalista.
Dallo sport allo spettacolo
L’indagine ricostruisce anche richieste apparentemente lontane dai grandi interessi economici. Fulvio Pravadelli, già amministratore delegato di Publitalia e direttore della Veneranda Fabbrica del Duomo, avrebbe cercato informazioni sul cantautore Alex Britti, in passato legato alla figlia.
Giacomo Tortu, fratello del velocista Filippo Tortu, avrebbe invece commissionato accertamenti sui telefoni del campione olimpico Marcell Jacobs e di persone appartenenti al suo staff, nella ricerca di elementi collegabili a sospetti di doping. Filippo Tortu non risulta coinvolto nelle accuse.
Tra le persone i cui dati sarebbero stati consultati senza autorizzazione figurano anche il presidente del Milan, Paolo Scaroni, l’architetto Stefano Boeri, il banchiere Giovanni Gorno Tempini, Ginevra Caprotti, Fabrizio Corona, Selvaggia Lucarelli, Sonia Bruganelli e Ricky Tognazzi. Il numero complessivo delle persone offese individuate dagli inquirenti è pari a 832, mentre alcune ricostruzioni parlano di circa 850 soggetti interessati dagli accessi.
Patteggiamenti e posizioni archiviate
Il deposito della richiesta è stato accompagnato dalla definizione di alcune posizioni marginali. La società di logistica alimentare Number1 e tre suoi manager hanno scelto il patteggiamento con sanzioni pecuniarie inferiori ai trentamila euro per un episodio relativo al controllo illecito di dipendenti e all’alterazione di messaggi.
Per due manager è stata archiviata l’accusa di accesso abusivo. Anche la posizione di Pierfrancesco Barletta, già socio di minoranza di Equalize, è stata ridimensionata. L’originaria contestazione associativa è caduta e uno degli accessi attribuiti all’ex componente dei consigli di amministrazione di Leonardo e Sea sarebbe stato ricondotto ad altri.
Resta un episodio riguardante la richiesta di verificare la possibilità di utilizzare un programma informatico per controllare una collaboratrice sospettata di voler cambiare azienda. La condotta è stata qualificata come tentativo e definita con un patteggiamento convertito in una sanzione pecuniaria.
La decisione del giudice
L’udienza preliminare potrebbe essere fissata entro la fine dell’anno. In quella sede le difese potranno contestare l’impostazione della Procura e chiedere il proscioglimento dei propri assistiti, mentre il giudice dovrà decidere per quali imputazioni esistano elementi sufficienti ad aprire il dibattimento.
Il nuovo filone conferma le dimensioni dell’inchiesta e la sua capacità di attraversare mondi differenti, dalla finanza all’industria, dallo sport allo spettacolo. Il nodo centrale sarà stabilire non soltanto chi abbia materialmente consultato le banche dati, ma anche se i committenti fossero consapevoli dell’origine illecita delle informazioni acquistate.
