Silvia Salis prepara il tour e si propone come terza via per Palazzo Chigi

Un libro in autunno per accreditarsi nella sfida tra Schlein e Conte

silvia salis prepara il tour e si propone come terza via per palazzo chigi

La sindaca di Genova lavora a un volume e a una serie di incontri nazionali. L’obiettivo politico è presentarsi come possibile candidata del centrosinistra, mentre resta irrisolto il nodo della leadership

Silvia Salis prepara una nuova fase della propria esposizione nazionale. La sindaca di Genova, già indicata negli ultimi mesi come possibile alternativa a Elly Schlein e Giuseppe Conte, starebbe lavorando a un libro e a un tour attraverso l’Italia destinati a rafforzarne il profilo politico oltre i confini della città.

Secondo la ricostruzione, il volume dovrebbe essere pubblicato da Feltrinelli il 12 ottobre. La data e i dettagli dell’operazione non risultano ancora confermati nei cataloghi pubblici dell’editore, dove al momento compare soltanto la precedente produzione libraria dell’ex atleta. Il progetto, inizialmente previsto per la primavera, sarebbe stato rinviato per collocarlo in una fase più vicina alla definizione delle alleanze e della legge elettorale.

L’uscita del libro dovrebbe essere accompagnata da una serie di presentazioni e appuntamenti pubblici. Più che una tradizionale iniziativa editoriale, il tour assumerebbe il carattere di una campagna nazionale, utile a verificare la capacità di Salis di raccogliere consenso e attenzione fuori da Genova.

La disponibilità emersa in primavera

La possibilità di una candidatura a Palazzo Chigi era diventata esplicita nell’aprile scorso. In un’intervista a Bloomberg, Salis aveva fatto sapere che avrebbe preso in considerazione una richiesta del centrosinistra di sfidare Giorgia Meloni, pur ricordando di avere davanti ancora gran parte del mandato da sindaca.

L’apertura aveva prodotto un immediato dibattito nel campo progressista. Dopo quelle dichiarazioni, Salis aveva ridotto gli interventi sulla leadership nazionale, tornando a rivendicare la centralità dell’impegno amministrativo. La disponibilità, tuttavia, non è mai stata ritirata e ha continuato ad alimentare l’ipotesi di una candidatura esterna agli equilibri tradizionali dei partiti.

La sindaca ha inoltre manifestato contrarietà alle primarie di coalizione, considerate uno strumento capace di dividere gli alleati e di costringerli a una competizione interna prima della campagna elettorale. La sua strategia sembra quindi fondata su un’investitura condivisa, maturata attraverso un accordo politico e sostenuta dai dati sul consenso, piuttosto che sulla partecipazione a una sfida nei gazebo.

Lo stallo tra Schlein e Conte

Il progetto nazionale di Salis si inserisce nella difficoltà del centrosinistra di stabilire chi debba guidare la coalizione. Schlein ha già manifestato la propria disponibilità a partecipare alle primarie, ma il meccanismo non è stato concordato con gli alleati e dipende anche dalla forma definitiva della nuova legge elettorale.

Il rapporto con Conte resta il passaggio più delicato. Il presidente del Movimento 5 Stelle non appare disposto a riconoscere automaticamente la leadership della segretaria democratica, mentre il Partito democratico non intende consegnare la candidatura alla principale forza alleata. Il rischio è quello di una lunga contrapposizione senza un metodo condiviso per risolverla.

L’eventuale permanenza del Rosatellum, che non prevede l’indicazione formale del candidato alla presidenza del Consiglio, potrebbe ridurre la pressione per organizzare le primarie. Una riforma con premio alla coalizione e indicazione della leadership renderebbe invece inevitabile una scelta preventiva.

La recente battuta d’arresto subita dalla maggioranza durante l’esame della legge elettorale ha aumentato l’incertezza. Il governo intende proseguire sulla riforma nonostante la sconfitta parlamentare sull’emendamento relativo alle preferenze, mentre l’approvazione definitiva è attesa dopo la pausa estiva.

La ricerca di un terzo nome

Nel Pd circola da tempo l’ipotesi di una figura capace di superare il confronto diretto tra Schlein e Conte. Tra i nomi indicati compare anche Antonio Decaro, presidente della Regione Puglia, ma una candidatura interna allo stesso partito renderebbe politicamente più difficile chiedere alla segretaria di farsi da parte.

Salis presenta caratteristiche differenti. Non appartiene formalmente al Pd, ha vinto a Genova alla guida di una coalizione larga e può proporsi come punto di equilibrio tra democratici, Movimento 5 Stelle, forze centriste e sinistra. La sua elezione nel 2025, dopo otto anni di amministrazione di centrodestra, è stata letta anche fuori dall’Italia come un possibile modello per l’opposizione nazionale.

La sua collocazione esterna ai partiti costituisce però anche un limite. Un’eventuale candidatura richiederebbe a Schlein e Conte di rinunciare alle rispettive ambizioni e di affidare la coalizione a una personalità con una breve esperienza amministrativa e senza una propria struttura politica nazionale.

La mediazione di Franceschini

Nel confronto sarebbe tornato attivo anche Dario Franceschini, impegnato a esplorare possibili punti di incontro tra il Pd e il Movimento 5 Stelle. L’ex ministro considera rischiosa una sfida diretta tra Schlein e Conte, soprattutto qualora il risultato non producesse un vincitore nettamente riconoscibile.

Una competizione equilibrata potrebbe indebolire entrambi, alimentare le divisioni tra gli elettori e rendere più difficile la costruzione di una proposta comune contro il centrodestra. Da qui l’interesse per una candidatura terza, capace di rappresentare la coalizione senza coincidere con la guida di uno dei due principali partiti.

Il rapporto tra Franceschini e Salis è stato già oggetto di ricostruzioni politiche nei mesi scorsi. La sindaca avrebbe escluso la possibilità di limitarsi alla rappresentanza dell’area centrista, mantenendo aperta soltanto l’ipotesi di una candidatura alla guida dell’intero schieramento.

Il banco di prova di Genova

L’operazione nazionale dovrà comunque fare i conti con l’amministrazione di Genova. Salis ha più volte ricordato di essere stata eletta per governare la città per cinque anni, assumendo impegni che comprendono trasporto pubblico, bilancio, rifiuti, infrastrutture e servizi.

Tra i dossier più impegnativi figurano i conti di Amt, l’azienda del trasporto pubblico locale, e le scelte necessarie per garantirne la continuità. A questi si aggiungono il sistema tariffario, la Tari e la gestione delle grandi opere ereditate dalla precedente amministrazione.

L’esperienza a Palazzo Tursi può diventare la principale credenziale della sindaca, ma anche il terreno sul quale i suoi avversari misureranno la distanza tra popolarità e capacità di governo. Un passaggio prematuro alla politica nazionale esporrebbe inoltre Salis all’accusa di abbandonare il mandato ricevuto dai genovesi.

La partita dell’autunno

Il libro e il tour possono rappresentare il tentativo di occupare lo spazio lasciato aperto dai partiti. Salis punta su una comunicazione personale, sull’esperienza sportiva e sull’immagine di amministratrice estranea alle tradizionali correnti, rivolgendosi a un elettorato più ampio di quello progressista.

Il suo obiettivo immediato non sembra essere la formazione di un nuovo soggetto politico, ma la costruzione di un consenso abbastanza visibile da rendere inevitabile un confronto sulla sua candidatura. L’autunno diventerà così il momento nel quale verificare se la notorietà nazionale possa trasformarsi in forza politica.

Molto dipenderà dall’evoluzione della legge elettorale e dalla capacità di Schlein e Conte di trovare un’intesa. Qualora lo stallo continuasse, Salis potrebbe presentarsi come la figura chiamata a scioglierlo. Resta però da dimostrare che una candidatura nata fuori dai partiti possa ottenere il sostegno delle loro strutture, affrontare le resistenze interne e mantenere unita una coalizione ancora attraversata da differenze profonde.