Il report dell'Autorità anticorruzione. Gli affidamenti diretti della pubblica amministrazione continuano ad aumentare e si concentrano sempre più vicino alla soglia che consente di evitare la gara pubblica. È quanto emerge dal nuovo report dell'Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac) dedicato all'analisi degli affidamenti di servizi e forniture sotto soglia.
Secondo lo studio, nel 2024 il 31% delle commesse assegnate direttamente ha riguardato importi compresi tra 135 mila e 140 mila euro, cioè appena al di sotto del limite previsto dalla normativa per procedere senza gara. Complessivamente, il valore di questi affidamenti ha raggiunto circa 1,5 miliardi di euro, contro i 212 milioni registrati nel 2021, quando il limite per l'affidamento diretto era fissato a 75 mila euro.
L'effetto della riforma degli appalti
L'incremento è collegato all'innalzamento delle soglie introdotto nel 2021 e successivamente confermato dal nuovo Codice dei contratti pubblici, entrato in vigore nel 2023.
Il presidente dell'Anac, Giuseppe Busia, nella sua ultima relazione al Parlamento aveva già evidenziato come gli affidamenti diretti rappresentino ormai quasi il 95% delle acquisizioni complessive della pubblica amministrazione. L'Autorità segnala inoltre un forte incremento delle commesse concentrate nella fascia tra 135 mila e 140 mila euro, passate da 1.549 nel 2021 a 13.879 nel 2025.
Secondo Busia, questa concentrazione può favorire sprechi, frazionamenti artificiosi degli appalti, comportamenti opportunistici e, nei casi più gravi, il rischio di infiltrazioni della criminalità negli appalti pubblici.
Le conseguenze sul piano penale
L'Anac richiama l'attenzione anche sugli effetti delle recenti modifiche normative sul fronte della repressione dei reati.
Negli affidamenti diretti, infatti, non essendoci una procedura di gara, non trovano applicazione i reati di turbativa d'asta e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Inoltre, l'abrogazione del reato di abuso d'ufficio, entrata in vigore nel 2024, ha ulteriormente ristretto gli strumenti di tutela penale, lasciando perseguibili solo eventuali condotte corruttive o altri reati specifici qualora ne ricorrano i presupposti.
I dati sulle inchieste
Nel rapporto dedicato a "Corruzione e appalti", che analizza il periodo compreso tra il 1° gennaio 2020 e il 15 maggio 2026, l'Anac censisce 141 procedimenti penali relativi a episodi di corruzione o altre anomalie nei contratti pubblici.
Tra i reati contestati prevalgono la turbativa d'asta e la turbata libertà di scelta del contraente, che rappresentano il 28% dei casi esaminati. Seguono i reati di corruzione, pari al 22%, mentre gli episodi di concussione risultano decisamente più contenuti.
L'Autorità ritiene che questi dati confermino la necessità di mantenere elevati i livelli di trasparenza e controllo negli affidamenti pubblici, soprattutto dopo le modifiche introdotte dalla recente riforma del settore.
