Caso Orlandi, un nuovo flauto al vaglio dei Ris: analisi sul Dna

Accertamenti a Roma sull’oggetto che potrebbe essere appartenuto alla ragazza scomparsa nel 1983

caso orlandi un nuovo flauto al vaglio dei ris analisi sul dna

I Ris analizzano un flauto fatto ritrovare in un pacco per verificare un possibile legame con Emanuela Orlandi. Sullo sfondo torna Marco Fassoni Accetti, nuovamente indagato dalla Procura di Roma

A oltre quarantatré anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, un flauto torna al centro degli accertamenti investigativi. I Carabinieri del Ris di Roma stanno esaminando uno strumento fatto rinvenire all’interno di un pacco per verificare se possa essere appartenuto alla quindicenne cittadina vaticana scomparsa nella capitale il 22 giugno 1983.

Gli esami genetici sono in corso nei laboratori del Ris a Tor di Quinto, dove sono stati convocati anche i legali di Marco Fassoni Accetti, il fotografo e cineasta romano tornato recentemente tra gli indagati nell’ambito della nuova inchiesta della Procura di Roma. La presenza dei difensori è stata confermata dall’avvocato Giancarlo Germani.

Al momento, tuttavia, non esiste alcuna attribuzione certa dello strumento a Emanuela Orlandi. È proprio questo uno degli aspetti che gli specialisti dovranno chiarire attraverso le analisi.

L’ipotesi sul pacco e il ruolo di Accetti

Uno dei punti da verificare riguarda la provenienza del flauto. Negli ambienti che seguono le diverse inchieste sulla scomparsa della ragazza si è fatta strada l’ipotesi che possa essere stato lo stesso Accetti a far arrivare lo strumento agli investigatori.

Si tratta, allo stato, di un’ipotesi investigativa e non di un elemento accertato. Il particolare assume però un peso specifico perché il nome di Marco Fassoni Accetti è legato da anni proprio alla vicenda di un altro flauto che l’uomo aveva indicato come appartenuto alla giovane.

Il fotografo, oggi settantenne, nel corso degli anni ha sostenuto di avere avuto un ruolo in quello che ha definito un «sequestro simulato» di Emanuela Orlandi. Le sue dichiarazioni furono in passato considerate inattendibili dagli inquirenti, ma il suo nome è tornato al centro della nuova indagine della Procura di Roma, che sta riesaminando diversi elementi della vicenda.

Il precedente del primo flauto

Il riferimento allo strumento musicale è particolarmente significativo perché Emanuela scomparve proprio dopo aver frequentato una lezione alla scuola di musica Tommaso Ludovico da Victoria, che nel 1983 aveva sede in piazza Sant’Apollinare, nel centro di Roma.

Anni fa Accetti aveva già indicato agli investigatori un flauto sostenendo che fosse quello della ragazza. Quella ricostruzione, però, aveva incontrato una smentita importante durante i lavori della Commissione parlamentare di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori.

A escludere la corrispondenza era stato Loriano Berti, maestro di flauto di Emanuela. Nel corso della sua testimonianza a Palazzo San Macuto, Berti aveva spiegato che la ragazza utilizzava uno Yamaha nichelato, di qualità superiore, mentre lo strumento sottoposto alla sua attenzione era un Rampone.

Il nuovo accertamento dovrà dunque chiarire innanzitutto se quello oggi analizzato dai Ris sia lo stesso oggetto già comparso nelle precedenti indagini o un flauto differente. Una distinzione decisiva prima ancora di stabilire se sullo strumento possano essere rinvenute tracce biologiche utili.

Da Sant’Apollinare alle vecchie piste investigative

La scuola di musica frequentata da Emanuela Orlandi si trovava accanto alla basilica di Sant’Apollinare, luogo entrato a sua volta nella lunga storia delle indagini. Proprio nella basilica era stato sepolto Enrico De Pedis, detto Renatino, esponente di primo piano della Banda della Magliana.

La presenza della tomba aveva alimentato negli anni una delle numerose piste percorse nel tentativo di ricostruire la sorte della ragazza. Gli accertamenti effettuati nell’area non portarono però a una soluzione del caso.

Oggi le verifiche giudiziarie procedono nuovamente su più fronti. Sul caso lavorano la magistratura italiana, quella vaticana e la Commissione bicamerale d’inchiesta, con testimonianze, documenti e reperti che vengono riesaminati alla luce delle nuove attività investigative.

Salta l’audizione di Raoul Bonarelli

Nella stessa giornata è stata rinviata anche la prevista audizione davanti alla Commissione parlamentare di Raoul Bonarelli, ex appartenente al corpo di vigilanza vaticano ai tempi di Giovanni Paolo II. La seduta non si è tenuta a causa della concomitanza con i lavori parlamentari sulla riforma della legge elettorale.

Il nome di Bonarelli è stato a lungo associato soprattutto alla scomparsa di Mirella Gregori, avvenuta a Roma il 7 maggio 1983, poche settimane prima di quella di Emanuela. L’ex gendarme frequentava il bar della zona Nomentana frequentato anche da Mirella e dalla sua amica Sonia De Vito. Fu visto nel locale, ma non venne poi riconosciuto dalla madre della ragazza durante un confronto organizzato dagli investigatori.

Il rinvio dell’audizione lascia quindi aperto un altro capitolo dell’attività parlamentare. Sul fronte giudiziario, invece, l’attenzione immediata resta concentrata sul flauto custodito nei laboratori del Ris. Saranno gli esami scientifici a stabilire se quel reperto abbia realmente qualcosa da raccontare sulla scomparsa di Emanuela Orlandi o se rappresenti l’ennesima pista destinata a esaurirsi nel mistero iniziato nell’estate del 1983.