Legge elettorale, il Senato boccia le preferenze: maggioranza ricompattata

Respinto il sub-emendamento Pd. FdI vota con Lega e Forza Italia, proteste delle opposizioni

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Con 68 sì e 99 no, Palazzo Madama respinge la proposta di Dario Parrini per eliminare i capilista bloccati e introdurre preferenze per tutti. Dopo ore di tensione, il centrodestra ritrova l’unità sul voto

Il banco di prova sulle preferenze si chiude, almeno per ora, con la maggioranza di nuovo compatta. L’Aula del Senato ha respinto con 68 voti favorevoli e 99 contrari il sub-emendamento del Partito democratico, a prima firma di Dario Parrini, che puntava a cancellare i capilista bloccati e ad affidare agli elettori la scelta dei candidati attraverso il voto di preferenza.

Il voto arriva dopo ore di tensione all’interno del centrodestra, con Fratelli d’Italia chiamato a decidere se tenere ferma la propria tradizionale posizione favorevole alle preferenze oppure rispettare l’intesa raggiunta con Lega e Forza Italia. Alla prova dell’Aula ha prevalso la seconda strada. Il partito guidato da Giorgia Meloni ha votato contro la proposta delle opposizioni e ha consentito alla coalizione di ricompattarsi.

Il nodo delle preferenze

La questione aveva aperto una frattura politica tutt’altro che marginale. Fratelli d’Italia, nel corso degli anni, ha più volte sostenuto la necessità di restituire agli elettori un maggiore potere nella scelta dei parlamentari. Proprio su questa contraddizione il Pd aveva costruito la propria iniziativa parlamentare, presentando una modifica che eliminava i capilista bloccati e introduceva le preferenze per tutti i candidati.

La posizione aveva messo sotto pressione la maggioranza. Forza Italia aveva manifestato una netta contrarietà alla modifica, lasciando intendere che un’apertura di FdI alle proposte dell’opposizione avrebbe potuto mettere in discussione l’intero equilibrio raggiunto sulla riforma. Anche la Lega si è schierata contro l’emendamento.

Il governo, sul sub-emendamento, ha scelto di rimettersi all’Aula. Il voto palese ha quindi trasformato la decisione in un passaggio politico per i partiti della coalizione. Alla fine Fratelli d’Italia ha seguito gli alleati e la proposta di Parrini è stata bocciata.

Le proteste dai banchi dell’opposizione

Subito dopo la proclamazione del risultato, dai settori dell’opposizione sono partite proteste e grida di «Vergogna!». Il clima nell’Aula di Palazzo Madama si è fatto ancora più teso, mentre il Partito democratico ha accusato la premier di aver rinnegato le posizioni sostenute in passato sul diritto degli elettori di scegliere direttamente i propri rappresentanti.

Durissimo Dario Parrini, vicepresidente della commissione Affari costituzionali del Senato. Il senatore dem ha accusato Giorgia Meloni di incoerenza, sostenendo che il centrodestra sia stato «mandato in tilt» dall’iniziativa unitaria delle opposizioni. Secondo Parrini, la soluzione sostenuta dalla maggioranza finirebbe per introdurre preferenze valide soltanto per una parte limitata degli eletti, lasciando in piedi il meccanismo dei capilista bloccati.

Per il Pd, quindi, il punto politico resta aperto. L’opposizione considera il voto di oggi la dimostrazione della distanza tra le posizioni storicamente sostenute da Fratelli d’Italia e il compromesso necessario a tenere unita la coalizione di governo.

La maggioranza supera la prova

Dal punto di vista dei rapporti interni al centrodestra, però, la votazione segna un risultato preciso. Il rischio che il tema delle preferenze facesse saltare l’accordo sulla nuova legge elettorale, emerso con forza nelle ultime ore, si è ridimensionato. FdI, Lega e Forza Italia hanno ritrovato una linea comune nel momento decisivo.

Resta da verificare l’esito delle altre modifiche al testo e, soprattutto, quale sarà la formulazione definitiva del sistema di scelta dei candidati. La riforma arrivata dalla Camera dei deputati, approvata il 16 luglio, è approdata al Senato senza che la commissione Affari costituzionali riuscisse a concludere l’esame e a conferire il mandato al relatore. Il testo è quindi entrato direttamente nella fase delle votazioni in Assemblea.

Verso il voto finale

Il confronto parlamentare non termina con la bocciatura del sub-emendamento sulle preferenze. La discussione prosegue sugli altri nodi della riforma, mentre maggioranza e opposizioni restano distanti sull’impianto complessivo della nuova legge elettorale.

Secondo il calendario dei lavori di Palazzo Madama, la conclusione dell’esame, con dichiarazioni di voto e votazione finale, è prevista per martedì 15 settembre. Fino ad allora il testo resta esposto a nuovi passaggi parlamentari e a possibili tensioni politiche, anche se il voto sulle preferenze ha mostrato che, di fronte al rischio di una rottura, il centrodestra ha scelto di preservare l’accordo di coalizione.