Le due sorelle di Beatrice, sette e nove anni, hanno descritto agli inquirenti una vita familiare segnata, secondo i loro racconti, da percosse, paura e richieste di aiuto rimaste senza seguito. Le precedenti audizioni delle bambine figurano tra gli atti depositati nell’inchiesta sulla morte della piccola, trovata senza vita il 9 febbraio a Bordighera, in provincia di Imperia. Il 16 ottobre le minori saranno nuovamente ascoltate, questa volta in incidente probatorio, con modalità protette.
Le parole delle sorelle e le richieste di aiuto
Le bambine riferiscono che le violenze contro Beatrice, che aveva due anni, sarebbero iniziate nei mesi successivi all’ingresso del nuovo compagno della madre nella loro vita. Nei verbali, una delle sorelle racconta di aver contestato alla donna il trattamento riservato alla più piccola, senza riuscire a cambiare la situazione. Entrambe descrivono inoltre lunghi momenti trascorsi senza la presenza di un adulto e responsabilità di cura assunte dalla maggiore nonostante la sua età.
Il racconto delle sorelle è centrale per ricostruire quanto sarebbe accaduto nell’abitazione di Perinaldo durante le ultime ore di vita di Beatrice. Agli investigatori le bambine hanno spiegato di aver visto la sorellina in condizioni sempre più preoccupanti e di aver cercato un intervento degli adulti. La loro testimonianza è oggi raccolta insieme agli accertamenti medico-legali e agli altri elementi acquisiti dalla Procura di Imperia: spetterà all’autorità giudiziaria valutarne la portata nel procedimento.
L’autopsia e il ritardo dei soccorsi
Secondo gli esiti dell’autopsia riportati nelle cronache giudiziarie, la morte di Beatrice è stata causata da un trauma cranico con emorragia. La documentazione medico-legale segnala anche un quadro di malnutrizione e ulteriori problemi di salute. Gli accertamenti collocano il peggioramento delle condizioni della bambina prima dell’intervento dei soccorritori e prospettano che un accesso tempestivo all’ospedale avrebbe potuto offrirle una possibilità di sopravvivenza. Si tratta di una valutazione medico-legale, non della certezza che un diverso esito sarebbe stato possibile.
Per gli inquirenti, la sequenza degli eventi tra il 7 e il 9 febbraio e la mancata richiesta di assistenza immediata sono aspetti decisivi da chiarire. La ricostruzione delle ore trascorse a Perinaldo e del successivo rientro a Bordighera dovrà essere confrontata con le dichiarazioni rese nel corso dell’indagine e con i riscontri tecnici.
Le accuse, le difese e la prossima audizione
Nell’inchiesta coordinata dalla pm Veronica Meglio risultano indagati Emanuela Aiello, madre della bambina, ed Emanuel Iannuzzi, suo compagno, per maltrattamenti aggravati dalla morte della minore. Entrambi sono stati sottoposti a custodia cautelare. Nell’interrogatorio di giugno Aiello, attraverso i propri difensori, ha negato di avere picchiato le figlie o di avere assistito a violenze nei loro confronti. I legali di Iannuzzi, che in quell’occasione si era avvalso della facoltà di non rispondere, hanno riferito che l’uomo si dichiara innocente. Le contestazioni non equivalgono a una condanna definitiva.
Il 16 ottobre, a Genova, le due sorelle saranno ascoltate in incidente probatorio: un passaggio che consente di acquisire le dichiarazioni nel contraddittorio tra le parti, con tutele adeguate alla loro età, senza attendere l’eventuale dibattimento. Le bambine si trovano in una struttura protetta. La nuova audizione dovrà contribuire a fissare il loro racconto evitando, per quanto possibile, ulteriori esposizioni e ripetizioni di un’esperienza già traumatica.
