Ricina, Di Vita ammette il tradimento: nuovi misteri nell’inchiesta

La svolta nei verbali sul delitto di Pietracatella. Verifiche su computer scomparsi e su un incendio

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L’ex sindaco conferma ai magistrati una relazione extraconiugale. Gli investigatori ricostruiscono i rapporti familiari e cercano riscontri digitali. Nessun indagato per il duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara

Una confessione sul matrimonio, nuovi controlli sui computer delle scuole e alcune coincidenze ancora tutte da chiarire. L’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, avvelenate con la ricina dopo il Natale del 2025 a Pietracatella, si allarga alle relazioni personali e alle tracce informatiche. Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime ed ex sindaco del paese molisano, ha ammesso davanti agli investigatori di avere avuto una relazione extraconiugale. È un elemento emerso dalle audizioni, non una prova sulle responsabilità per le due morti.

L’ammissione e i rapporti familiari

Secondo la ricostruzione pubblicata il 18 ottobre dal Corriere della Sera, l’ammissione è arrivata dopo più audizioni. Di Vita avrebbe inoltre indicato l’identità della donna con cui aveva avuto la relazione. Il marito di quest’ultima è stato ascoltato ripetutamente e, secondo quanto riferito, avrebbe incontrato Antonella il 22 dicembre, alla vigilia della data ritenuta compatibile con l’avvelenamento. Tutte circostanze che gli inquirenti devono ancora collocare in una sequenza verificabile.

Una traccia della crisi della coppia era già emersa dal telefono di Antonella: nel 2018 la donna aveva chiesto a un’amica aiuto per trovare un avvocato divorzista. Il contenuto di quel messaggio contribuisce a delineare il contesto familiare, ma non consente da solo di individuare un movente o un colpevole.

Sette computer rubati e un incendio da chiarire

Tra gli elementi esaminati compare un furto denunciato nel marzo 2026 al liceo di Casacalenda, dove insegna una parente di Di Vita. Dall’istituto erano spariti sette computer, alcuni prelevati durante l’orario scolastico. La scuola è stata successivamente interessata da verifiche informatiche disposte nell’ambito dell’indagine. Al momento non è stato dimostrato un collegamento tra il furto e il duplice omicidio.

Gli accertamenti hanno riportato l’attenzione anche su un incendio di giugno in una scuola vicina. Il rogo viene descritto come doloso. La sua eventuale relazione con la sottrazione dei dispositivi o con l’avvelenamento resta, tuttavia, un interrogativo e non un fatto accertato.

Le ricerche online e gli accertamenti internazionali

Le ispezioni in diversi istituti della provincia di Campobasso puntano a cercare sui dispositivi tracce di navigazione, anche cancellate, relative alla ricina. Un’altra pista riguarda alcuni messaggi pubblicati su Reddit tra il 2025 e l’inizio del 2026, con riferimenti a un possibile delitto ritenuti dagli investigatori meritevoli di approfondimento. Dall’Fbi è atteso un rapporto tecnico sugli indirizzi informatici associati alle attività esaminate.

La Procura di Larino, coordinata da Elvira Antonelli, procede per duplice omicidio premeditato contro ignoti. All’indagine collaborano specialisti italiani e tedeschi, fra cui esperti del Robert Koch Institut. Il lavoro è rivolto anche a stabilire come la sostanza tossica sia stata assunta e se il bersaglio dell’avvelenamento fosse effettivamente una delle due vittime o un’altra persona. Le ipotesi, in questa fase, restano aperte.

Un’inchiesta senza un colpevole individuato

Dopo oltre duecento audizioni e numerosi accertamenti, il quadro investigativo continua a presentare punti oscuri. Il tradimento ammesso da Di Vita, la sparizione dei computer e l’incendio sono circostanze diverse, che non possono essere considerate parti di un unico disegno finché non emergano riscontri. Per la famiglia di Antonella e Sara, la domanda centrale resta chi abbia introdotto la ricina nella loro vita e in quali circostanze.