«Io ci sono». Elly Schlein sceglie l’assemblea nazionale del Partito democratico, riunita domenica 18 ottobre alla Nuvola dell’Eur, per annunciare apertamente la propria disponibilità a candidarsi alla presidenza del Consiglio. Un messaggio rivolto al partito, agli alleati del centrosinistra e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in vista delle elezioni politiche del 2027.
La segretaria dem rivendica il percorso compiuto dal suo insediamento nel marzo 2023 e risponde a quanti avevano pronosticato una breve durata della sua leadership. «Dicevano che non sarei durata sei mesi, invece sono ancora qui», ricorda, trasformando il riferimento alle difficoltà iniziali in una dichiarazione di continuità politica.
Il passaggio centrale arriva quando Schlein chiarisce di essere pronta a guidare il partito anche nella competizione per Palazzo Chigi, indipendentemente dalla formula che il centrosinistra sceglierà per individuare il proprio candidato.
La candidatura e il nodo delle primarie
«Sono pronta a guidare questa comunità e a guidarla come candidata alla presidenza del Consiglio, con o senza le primarie». Le parole di Schlein segnano uno dei momenti più significativi dell’assemblea e definiscono la sua posizione nel confronto interno alla coalizione progressista.
La segretaria non esclude il ricorso ai gazebo, ma insiste sulla necessità di costruire prima un programma condiviso. La scelta della leadership, sostiene, dovrà arrivare attraverso un’intesa politica tra le forze alleate oppure attraverso una consultazione aperta agli elettori.
La questione riguarda direttamente anche Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, con il quale il Pd dovrà confrontarsi sulla guida dell’eventuale coalizione. Le primarie rappresentano una delle possibili soluzioni, ma non è stata ancora definita una data né raggiunto un accordo definitivo sulle modalità di selezione.
Per Schlein, l’obiettivo dichiarato è evitare che la competizione per la candidatura comprometta il lavoro di avvicinamento tra le opposizioni. La segretaria sostiene che un eventuale confronto interno debba rafforzare la partecipazione e non trasformarsi in una divisione politica.
La sfida a Meloni e le priorità del centrosinistra
Nel suo intervento, Schlein concentra una parte significativa delle critiche sull’azione del governo guidato da Giorgia Meloni. Al centro del confronto ci sono il potere d’acquisto delle famiglie, il costo dell’energia, la sanità pubblica e le condizioni dei lavoratori.
La segretaria accusa l’esecutivo di non avere realizzato riforme capaci di migliorare concretamente le condizioni economiche degli italiani. Sul fronte sanitario rilancia l’obiettivo di portare la spesa pubblica per la salute al 7 per cento del prodotto interno lordo, contrapponendo questa priorità all’aumento delle risorse destinate alla difesa.
Un altro tema riguarda il prezzo del gas. Schlein rivendica le precedenti richieste del Pd per introdurre strumenti di contenimento dei costi energetici e contesta al governo di avere affrontato il problema con ritardo.
Nel suo ragionamento, la costruzione dell’alternativa non può limitarsi alla scelta di un candidato premier. Deve passare attraverso proposte riconoscibili su salari, servizi pubblici, diritti sociali e sostegno alle famiglie.
La proroga del mandato e gli equilibri nel Pd
L’assemblea nazionale, composta da circa 960 delegati, è stata convocata anche per affrontare una questione organizzativa decisiva: la modifica dell’articolo 8 dello Statuto del Partito democratico.
Il mandato di Elly Schlein, iniziato nel marzo 2023, scadrebbe formalmente il 12 marzo 2027. Una data che rischia di sovrapporsi alla preparazione delle prossime elezioni politiche, rendendo necessario un nuovo congresso proprio nella fase più delicata della campagna elettorale.
La soluzione discussa consiste nel prorogare il mandato della segretaria, consentendole di accompagnare il partito fino al voto nazionale. La decisione punta a garantire continuità organizzativa, ma si inserisce anche nel confronto tra le diverse sensibilità politiche interne ai democratici.
Tra i riformisti resta aperta la discussione sulle regole delle eventuali primarie di coalizione e sulla possibilità che possano parteciparvi altri esponenti del Pd. Nei giorni precedenti all’assemblea è circolato anche il nome dell’europarlamentare ed ex sindaco di Bergamo Giorgio Gori.
La proroga del mandato e la scelta del candidato premier rimangono comunque due questioni distinte. La prima riguarda la guida del partito, la seconda richiede un’intesa con le altre forze politiche che intendono costruire un’alternativa al centrodestra.
Il rapporto con Conte e la ricerca di un programma comune
Il passaggio più delicato dei prossimi mesi sarà la definizione di un progetto condiviso tra Partito democratico, Movimento 5 Stelle e le altre componenti del centrosinistra.
Le convergenze su sanità, lavoro e politiche sociali convivono con differenze che restano rilevanti, soprattutto sulla politica estera, sul sostegno all’Ucraina e sulle scelte europee in materia di difesa.
Schlein insiste sulla necessità di non ripetere le divisioni che hanno caratterizzato precedenti appuntamenti elettorali. Prima dell’assemblea dem, intervenendo all’iniziativa di Terra Comune, aveva ribadito che le forze progressiste non intendono più presentarsi divise di fronte al centrodestra.
La segretaria propone inoltre un modello di leadership collegiale, nel quale la figura del candidato premier non oscuri il ruolo degli altri dirigenti e delle forze alleate. Una posizione che dovrà essere verificata nella trattativa politica con gli interlocutori della coalizione.
Verso il 2027, la leadership resta una questione aperta
La disponibilità annunciata da Elly Schlein rappresenta un passaggio politico significativo, ma non equivale ancora alla sua designazione come candidata unitaria del centrosinistra.
Restano da definire il programma, il perimetro dell’alleanza e il metodo per individuare chi dovrà rappresentarla alle prossime elezioni. Anche il calendario del voto, previsto nel 2027 salvo eventuali sviluppi anticipati, incide sulle scelte organizzative dei partiti.
L’assemblea di Roma consegna dunque un’indicazione precisa: Schlein intende proseguire alla guida del Pd e partecipare direttamente alla competizione per Palazzo Chigi. La sfida successiva sarà trasformare questa disponibilità personale in una proposta politica condivisa dagli alleati.
La segretaria ha chiarito la propria intenzione. La decisione sulla leadership dell’intero centrosinistra, invece, resta ancora da costruire.
