Terni, morta dopo cinque mesi la donna aggredita a martellate sul bus

La vittima aveva 44 anni. Il marito è in carcere: ora risponde di omicidio

terni morta dopo cinque mesi la donna aggredita a martellate sul bus

Colpita il 9 maggio su un autobus a Santa Lucia di Stroncone, non si è più ripresa dalle gravissime lesioni. L’uomo aveva un braccialetto elettronico per precedenti violenze

È morta dopo oltre cinque mesi di ricovero la donna di 44 anni aggredita a martellate dal marito il 9 maggio su un autobus di linea a Santa Lucia di Stroncone, alle porte di Terni. Da quel pomeriggio era rimasta ricoverata all’ospedale Santa Maria, dove era stata trasportata in condizioni disperate. Le ferite alla testa, secondo le informazioni diffuse il 19 ottobre, avevano provocato danni irreversibili. La sua morte modifica il quadro dell’inchiesta giudiziaria: il marito, arrestato tre giorni dopo l’aggressione e tuttora detenuto, era accusato di tentato femminicidio pluriaggravato.

L’aggressione davanti ai passeggeri

L’episodio risale al primo pomeriggio di sabato 9 maggio 2026. La donna, che lavorava come badante, era salita sul mezzo diretto a Santa Lucia di Stroncone dopo avere terminato il turno. Secondo la ricostruzione investigativa raccolta nelle settimane successive, l’uomo era già a bordo: aveva convalidato il biglietto e si era sistemato nei posti posteriori. Quando la moglie è salita, l’avrebbe raggiunta e aggredita, colpendola ripetutamente alla testa con un martello portato dall’esterno. L’autista ha fermato il bus, mentre i passeggeri assistevano a momenti di terrore. L’aggressore è poi fuggito a piedi.

I soccorritori sono intervenuti sul posto e la donna è stata trasferita in elisoccorso all’ospedale di Terni. Da subito i medici hanno descritto un quadro clinico gravissimo. La morte, comunicata cinque mesi più tardi, conclude una lunga degenza senza che le lesioni potessero essere superate.

Il braccialetto elettronico e le violenze precedenti

Prima dell’aggressione l’uomo era già sottoposto a una misura di controllo con braccialetto elettronico in seguito a precedenti episodi di violenza domestica. Il dispositivo è stato ritrovato staccato nei pressi dell’autobus. Gli investigatori hanno avviato accertamenti sul suo funzionamento e sulle circostanze in cui era stato rimosso. Sono verifiche importanti per comprendere come sia potuto avvenire l’avvicinamento alla donna nonostante le misure adottate.

Secondo quanto riferito dalla Tgr Umbria il 12 giugno, Mohamed El Messaoudi, allora 43enne, era stato condannato con rito abbreviato a due anni e quattro mesi per maltrattamenti legati a un precedente episodio, avvenuto all’inizio di aprile. Si tratta di un procedimento distinto da quello relativo all’aggressione sull’autobus. La donna aveva già denunciato comportamenti violenti.

Come cambia l’inchiesta

Con il decesso, la Procura di Terni dovrà valutare l’aggiornamento della contestazione iniziale di tentato femminicidio pluriaggravato. La modifica dell’accusa non è automatica nella sua formulazione definitiva: dipenderà dagli atti investigativi, dalle risultanze medico-legali e dalle decisioni dell’autorità giudiziaria. Il marito si trova attualmente in carcere; resta fermo il principio di presunzione di innocenza nel procedimento relativo ai fatti del 9 maggio.

Il caso ripropone il tema della protezione delle persone che hanno già segnalato violenze. Qui la tragedia è maturata dopo precedenti interventi giudiziari e l’applicazione di un dispositivo di controllo. Ricostruire la sequenza degli avvisi, degli interventi e delle verifiche tecniche sarà determinante non soltanto per il processo, ma anche per capire se e dove il sistema di tutela abbia mostrato criticità.