David Rossi, la Commissione indica due presunti coinvolti nella morte

Vinci cita Mussari e Ceccherelli: ipotesi di intimidazione finita in tragedia

david rossi la commissione indica due presunti coinvolti nella morte

Nuovi elementi raccolti nei colloqui con detenuti entrano nell’inchiesta parlamentare sulla morte del manager Mps. L’ex presidente della banca respinge le accuse. Restano ignoti gli esecutori e da chiarire il movente

Tredici anni dopo la morte di David Rossi, l’ex responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena precipitato dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013, la Commissione parlamentare d’inchiesta indica due nomi nell’ambito della propria ricostruzione. Il presidente Gianluca Vinci riferisce che, in base agli elementi raccolti, Giuseppe Mussari, già presidente di Mps, sarebbe stato il mandante di una presunta azione intimidatoria, mentre Gabriele Ceccherelli avrebbe svolto un ruolo organizzativo. Sono ipotesi della Commissione, non responsabilità accertate in sede giudiziaria.

Le parole del presidente Vinci

Secondo quanto dichiarato da Vinci durante la riunione dell’Ufficio di presidenza del 19 ottobre, l’azione ipotizzata non avrebbe dovuto inizialmente provocare la morte di Rossi. A Ceccherelli viene attribuita, nella ricostruzione presentata, la scelta di persone ancora non identificate che avrebbero operato nella fase esecutiva, mentre lui sarebbe rimasto fuori da Palazzo Salimbeni. La Commissione precisa di avere valutato materiali informativi acquisiti dai propri consulenti durante colloqui con detenuti.

Il carattere indiretto di queste informazioni richiede cautela: il passaggio da dichiarazioni raccolte nell’inchiesta parlamentare a prove processualmente utilizzabili spetta agli organi inquirenti e, infine, ai giudici. Non risultano, nei materiali qui esaminati, provvedimenti giudiziari che stabiliscano la responsabilità delle persone indicate.

La replica dell’ex presidente di Mps

Alla vigilia della seduta, dopo l’anticipazione televisiva di Massimo Giletti, Mussari aveva respinto con fermezza il proprio coinvolgimento annunciando una querela. L’ex presidente di Mps ha contestato radicalmente l’ipotesi formulata nei suoi confronti. Il contraddittorio, dunque, resta un elemento imprescindibile nella valutazione pubblica degli sviluppi: l’indicazione di un nome da parte di una commissione d’inchiesta non equivale a un’accusa provata.

I filmati del vicolo e la tesi dell’omicidio

Un passaggio decisivo per la ricostruzione parlamentare risale alle recenti analisi dei Ris dei carabinieri sui filmati di vicolo Monte Pio, sotto la finestra dalla quale cadde Rossi. Secondo quanto riferito dalla Commissione il 12 ottobre, nelle registrazioni emergerebbero presenze compatibili con una o due persone nell’area del vicolo. Vinci ha interpretato questi elementi come indizi di un intervento volto a impedire o ritardare i soccorsi.

Questa lettura si pone in contrasto con le precedenti archiviazioni della Procura di Siena, che avevano ricondotto la morte all’ipotesi del suicidio. Le valutazioni della Commissione riaprono il confronto sui fatti e sulle prove, ma non modificano automaticamente gli esiti dei procedimenti giudiziari già definiti.

Il movente ancora da chiarire

Resta aperta soprattutto la domanda centrale: perché qualcuno avrebbe voluto intimidire il manager? Tra le piste esaminate figurano rapporti economici, sponsorizzazioni e collegamenti con ambienti criminali, compresi gli approfondimenti sulla cosiddetta pista di Viadana, nel Mantovano. Si tratta di linee d’indagine che non possono essere considerate dimostrazione di un movente.

Per ricostruire quanto avvenne quella sera occorre inoltre identificare chi avrebbe materialmente partecipato all’azione e verificare l’attendibilità delle dichiarazioni raccolte. La distinzione tra la ricerca della verità storica condotta dal Parlamento e l’accertamento penale affidato alla magistratura rimane essenziale.

I prossimi accertamenti

Le nuove indicazioni potrebbero orientare ulteriori verifiche documentali e testimoniali. L’inchiesta parlamentare dispone di strumenti per acquisire atti e ascoltare persone informate, ma non può pronunciare condanne. Per la famiglia di David Rossi, dopo anni di interrogativi, ogni elemento nuovo rappresenta un possibile tassello, da sottoporre però al vaglio rigoroso delle prove.