Elicottero caduto, il sopravvissuto: «Un miracolo essere ancora vivo»

A Roma spazio commemorativo per i 2 militari della Croce Rossa morti nella missione Eufor-Althea

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«È stato un impatto violentissimo, tutto in un secondo». Dall'ospedale di Tuzla parla l'unico superstite della squadra sanitaria. Nella capitale l'omaggio a Franco Adriano Zecchillo e Laura Procacci

«È un miracolo che io sia ancora vivo. Ricordo solo che è stata questione di un secondo, di un impatto violentissimo». Sono parole che raccontano l'orrore di una tragedia consumatasi in pochi istanti. A pronunciarle è il tenente colonnello medico Flavio Favari, unico superstite della squadra sanitaria della Croce Rossa Italiana coinvolta nello schianto dell'elicottero militare avvenuto giovedì 29 ottobre in Bosnia-Erzegovina, durante un'attività legata alla missione europea Eufor-Althea.

Il militare si trova ricoverato nell'ospedale di Tuzla, dove viene assistito per le ferite riportate nell'incidente. Il suo è il racconto di chi è riuscito a sopravvivere a un impatto che ha spezzato quattro vite, lasciando sgomenti colleghi, familiari e l'intera comunità militare italiana.

Il drammatico racconto dall'ospedale di Tuzla

Nello schianto hanno perso la vita il tenente commissario Franco Adriano Zecchillo e la sergente Laura Procacci, entrambi appartenenti al Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana, insieme ai sergenti dell'Esercito Italiano, Simone Ruggia e Claudio Marchesi.

A bordo dell'elicottero Chinook si trovavano complessivamente quindici militari. Il bilancio è di quattro morti e undici feriti. Il velivolo è precipitato in un campo nella zona di Brcko, mentre era impegnato in un'attività addestrativa nell'ambito della missione internazionale.

Favari, terzo componente del team sanitario Medevac della Croce Rossa, è riuscito a salvarsi. Nelle sue prime dichiarazioni dall'ospedale ha descritto la rapidità e la violenza dell'incidente, un evento che non gli avrebbe lasciato neppure il tempo di comprendere quanto stesse accadendo.

Nonostante le ferite e lo shock, il tenente colonnello ha voluto ringraziare pubblicamente quanti gli hanno manifestato vicinanza nelle ore successive alla tragedia.

Un pensiero particolare è stato rivolto ai rappresentanti della Croce Rossa della Bosnia-Erzegovina, che gli hanno fatto visita durante il ricovero, al ministro della Difesa Guido Crosetto e al presidente nazionale della Croce Rossa Italiana, Rosario Valastro, per il sostegno ricevuto.

A Roma una cappella aperta ai cittadini per ricordare le vittime

Intanto, a Roma, il dolore per la perdita dei due appartenenti alla Croce Rossa si trasforma in un momento di raccoglimento collettivo.

All'interno della cappellina della caserma Luigi Pierantoni è stato allestito uno spazio commemorativo dedicato a Franco Adriano Zecchillo e Laura Procacci. Un luogo pensato per permettere a militari, colleghi, volontari e semplici cittadini di rendere omaggio ai due caduti.

La struttura di via Luigi Pierantoni resterà aperta anche alla cittadinanza, affinché chiunque desideri possa fermarsi in preghiera o lasciare un segno di vicinanza alle famiglie delle vittime.

Il ricordo dei due militari assume un significato particolare per la Croce Rossa Italiana. Zecchillo, classe 1961, aveva alle spalle oltre quarant'anni di esperienza nel Corpo Militare e una lunga carriera sanitaria. Procacci, 32 anni, era invece una giovane laureanda in Medicina e Chirurgia alla Sapienza di Roma, entrata nel Corpo nel maggio scorso.

Due generazioni diverse, accomunate dalla scelta di dedicarsi all'assistenza sanitaria e al servizio nelle missioni internazionali.

Domani il rientro delle quattro salme in Italia

Per domani è previsto il rientro in Italia delle salme dei quattro militari morti nell'incidente. L'aereo militare incaricato del trasporto atterrerà all'aeroporto di Ciampino, dove sono attesi i corpi di Simone Ruggia, Claudio Marchesi, Franco Adriano Zecchillo e Laura Procacci.

Sarà un altro momento di profondo dolore per le famiglie e per le istituzioni militari, mentre prosegue la preparazione delle cerimonie funebri.

Le indagini sulle cause dello schianto

Parallelamente al cordoglio, resta aperto il capitolo delle responsabilità e della ricostruzione dell'incidente. Le autorità italiane hanno avviato accertamenti per comprendere cosa abbia provocato la caduta dell'elicottero.

Le indagini coinvolgono sia la Procura militare di Roma sia la Procura ordinaria, mentre una commissione di esperti della Difesa è stata inviata in Bosnia-Erzegovina per effettuare i rilievi tecnici.

Al centro degli approfondimenti ci sono i rottami del velivolo, le registrazioni di bordo, le testimonianze dei superstiti e un filmato che avrebbe ripreso gli ultimi istanti prima dell'impatto.

Tra le ipotesi considerate dagli investigatori figurano un'avaria improvvisa e un possibile errore umano. Nessuna delle due ricostruzioni, tuttavia, ha finora trovato una conferma definitiva.

In attesa che gli accertamenti chiariscano la dinamica dello schianto, restano il dolore per quattro vite spezzate e le parole di Flavio Favari, sopravvissuto a una tragedia che ha colpito profondamente il mondo militare e quello del volontariato sanitario italiano.