Difesa ed energia, il governo prepara la richiesta di flessibilità Ue

Vertice a Palazzo Chigi sulla manovra. In Parlamento il primo passaggio ad agosto

difesa ed energia il governo prepara la richiesta di flessibilita ue

Meloni riunisce gli alleati davanti alla crisi mediorientale. Entro il 15 agosto Roma punta ad attivare la clausola europea. Sul tavolo anche Stabilicum, preferenze e intercettazioni

l peggioramento della crisi mediorientale accelera le decisioni economiche del governo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha riunito a Palazzo Chigi i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani e il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, mentre il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha partecipato in collegamento.

La riunione è servita a impostare la richiesta italiana di accesso alla clausola di salvaguardia nazionale prevista dalle regole europee, con l’obiettivo di separare dal normale percorso di bilancio una parte delle maggiori spese per la difesa e degli investimenti destinati alla sicurezza energetica. Il governo considera urgente il passaggio anche per l’avvicinarsi della legge di Bilancio, destinata a essere l’ultima manovra completa prima delle elezioni politiche.

La scadenza del 15 agosto

Il calendario indicato durante il vertice fissa al 15 agosto il termine entro il quale l’Italia dovrebbe formalizzare la propria richiesta alle istituzioni europee. La clausola già definita dall’Unione per la difesa consente agli Stati autorizzati una deviazione dal percorso della spesa netta per quattro anni, dal 2025 al 2028, entro un margine massimo annuo pari all’1,5 per cento del prodotto interno lordo.

Più complesso è il capitolo dell’energia. Roma sta lavorando per ottenere una flessibilità aggiuntiva legata agli investimenti necessari a fronteggiare la crisi, rafforzare le infrastrutture e ridurre la dipendenza dalle fonti più esposte agli shock geopolitici. L’ipotesi discussa con Bruxelles riguarda interventi temporanei e mirati, orientati alla resilienza del sistema e alla transizione energetica. L’estensione non coincide però automaticamente con la clausola già approvata per la difesa e richiede uno specifico percorso europeo.

Secondo la ricostruzione emersa dal vertice, il margine complessivo collegato agli investimenti potrebbe raggiungere circa 14 miliardi di euro. Queste risorse non sarebbero liberamente utilizzabili per altre misure, come la riduzione delle accise sui carburanti, perché resterebbero vincolate ai programmi ammessi dalla disciplina europea.

Un tavolo per scegliere gli investimenti

Il governo non ha ancora definito l’elenco dei progetti da finanziare. A Palazzo Chigi sarà costituito un tavolo coordinato dal capo di gabinetto della premier Gaetano Caputi e dal sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, con la partecipazione di Giorgetti e dei responsabili economici dei partiti della maggioranza.

Il gruppo di lavoro dovrà stabilire le priorità e verificare quali interventi possano rientrare nella richiesta destinata a Bruxelles. Sul versante della difesa si dovrà distinguere tra programmi militari, infrastrutture, ricerca e capacità industriale. Per l’energia saranno valutati progetti destinati alla sicurezza degli approvvigionamenti, alle reti e alla riduzione strutturale dell’esposizione ai combustibili fossili.

La selezione si intreccerà con la preparazione della legge di Bilancio. Forza Italia ha già avviato un confronto interno sulle prime proposte economiche, mentre la maggiore spesa militare rischia di ridurre gli spazi disponibili per gli interventi fiscali e sociali rivendicati dai partiti.

Il passaggio parlamentare

La maggioranza intende accompagnare la richiesta europea con un voto delle Camere. Il passaggio dovrebbe tenersi nella prima settimana di agosto, probabilmente il giorno 4, attraverso una mozione con la quale Camera e Senato autorizzeranno politicamente il governo a procedere.

Il voto non si annuncia privo di tensioni. La Lega mantiene una posizione prudente sull’aumento degli stanziamenti militari, soprattutto davanti alla necessità di finanziare contemporaneamente famiglie, imprese e misure contro il caro energia. A complicare il quadro c’è la concorrenza politica esercitata da Roberto Vannacci, che potrebbe utilizzare il dossier per accentuare le divisioni nel centrodestra.

L’attivazione della clausola non rappresenterebbe comunque una disponibilità immediata di denaro. Consentirebbe piuttosto di sostenere maggiori investimenti senza farli pesare integralmente sul percorso di aggiustamento previsto dalle regole fiscali europee. La flessibilità resterebbe sottoposta alla valutazione del Consiglio dell’Unione europea e ai controlli sulla natura delle spese.

Lo Stabilicum slitta a settembre

Il vertice ha affrontato anche la riforma elettorale già approvata dalla Camera. Lo Stabilicum prevede un impianto proporzionale con premio di maggioranza alla coalizione vincente, indicazione del candidato alla presidenza del Consiglio e, nel testo licenziato da Montecitorio, liste bloccate.

La maggioranza avrebbe inizialmente valutato un’approvazione al Senato prima della pausa estiva. Le proteste delle opposizioni e le perplessità interne al centrodestra hanno però spinto verso un calendario meno rapido. Gli emendamenti dovrebbero essere presentati in commissione entro il 31 luglio, mentre l’esame dell’Aula è destinato a riprendere a settembre.

Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha mediato tra l’accelerazione richiesta da una parte della maggioranza e la domanda delle opposizioni di rinviare il voto. Anche la capogruppo di Forza Italia, Stefania Craxi, avrebbe sostenuto l’opportunità di evitare una conclusione frettolosa prima delle ferie.

Meloni insiste sulle preferenze

La questione più delicata riguarda la possibilità per gli elettori di indicare direttamente i candidati. Un precedente emendamento sulle preferenze aveva messo in difficoltà il governo alla Camera, ma Meloni intende riproporre la modifica al Senato, richiamando l’accordo raggiunto tra i leader della coalizione.

Il nuovo emendamento dovrebbe essere presentato da Noi Moderati. Forza Italia, pur mantenendo alcune riserve, difficilmente potrebbe opporsi apertamente a un’intesa considerata dalla premier parte dell’equilibrio complessivo della riforma.

La discussione investe anche il rischio di contestazioni costituzionali. L’attuale combinazione tra premio di maggioranza e liste bloccate è criticata dalle opposizioni, che ritengono eccessivo il controllo delle segreterie sulla scelta degli eletti. I sostenitori delle preferenze puntano invece a restituire agli elettori un margine diretto di selezione.

Resta sullo sfondo l’ipotesi del ballottaggio tra le due coalizioni più votate. La Russa la considera uno strumento utile a garantire una maggioranza definita, mentre Meloni appare più prudente per le conseguenze che un secondo turno potrebbe produrre nei rapporti con le forze esterne alla coalizione.

Il nuovo scontro sulla Giustizia

La riunione non ha risolto neppure le distanze sul decreto relativo alla Giustizia. Tajani ha ribadito la contrarietà di Forza Italia a un ritorno a un impiego esteso e indiscriminato delle intercettazioni, mentre la premier intende mantenere una linea più vicina alle indicazioni della presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo.

La divergenza riguarda il punto di equilibrio tra le esigenze investigative, soprattutto nei procedimenti di criminalità organizzata, e le garanzie per le persone estranee alle indagini. Senza un compromesso, il provvedimento rischia di aprire un nuovo confronto tra Fratelli d’Italia e Forza Italia.

La manovra tra guerra e campagna elettorale

Il governo entra così nella fase decisiva della programmazione economica con tre dossier intrecciati: la crisi energetica, l’aumento delle spese per la difesa e la preparazione della manovra. La possibile chiusura contemporanea dello Stretto di Hormuz e di Bab el-Mandeb aumenterebbe il rischio per forniture, trasporti e prezzi, rendendo più costosi gli interventi necessari a proteggere famiglie e imprese.

La clausola europea può ampliare temporaneamente lo spazio di bilancio, ma non elimina la necessità di scegliere. Le risorse dovranno essere indirizzate verso investimenti ammessi, mentre le misure elettoralmente più sensibili, dalla riduzione delle tasse agli aiuti contro il caro carburanti, continueranno a richiedere coperture ordinarie.

Per Meloni la sfida consiste nel mantenere unita la maggioranza durante un passaggio che combina vincoli europei, emergenze internazionali e competizione interna al centrodestra. Il voto parlamentare di agosto rappresenterà la prima verifica. A settembre arriveranno quelle sulla legge elettorale e sulla Giustizia, prima che la legge di Bilancio assorba definitivamente l’agenda politica.