Dalla paura alla fiducia. Fino a tre mesi fa, nei ranghi del Partito Democratico prevaleva il timore che l’onda lunga dell’elezione di Donald Trump nel 2024 trascinasse i Partito Repubblicano verso nuove vittorie, dalle elezioni di midterm in poi. Oggi lo scenario appare mutato: i sondaggi registrano un crollo della popolarità del presidente e una serie di successi inattesi dei progressisti in consultazioni locali, l’ultima sabato scorso in Texas, alimenta l’idea di una riconquista quasi naturale dell’elettorato.
Il timore di un esito condizionato
Accanto all’ottimismo, però, prende forma una nuova preoccupazione. Nei circoli democratici si teme una vittoria negata o comunque alterata dall’attuale amministrazione, che non sembrerebbe disposta a contemplare l’ipotesi della sconfitta. Il rischio evocato non è quello di brogli tradizionali, ma di un insieme di interventi capaci di influenzare le regole del gioco prima ancora dell’apertura delle urne.
Ordini esecutivi e voto postale
Gli ordini esecutivi firmati da Trump, alcuni dei quali già parzialmente impugnati dalla magistratura, hanno modificato aspetti chiave delle procedure elettorali. In diversi Stati potrebbero ridurre in modo drastico il ricorso al voto per posta, uno strumento che nelle ultime tornate ha favorito soprattutto l’elettorato democratico. A questo si aggiungono pratiche aggressive di ridisegno dei collegi elettorali, con l’obiettivo di creare nuove e solide roccaforti conservatrici.
Collegi ridisegnati fuori tempo
La revisione delle circoscrizioni avviene tradizionalmente ogni dieci anni e, seppure in misura diversa, finisce per avvantaggiare entrambi i partiti. Questa volta, secondo i democratici, la Casa Bianca avrebbe imposto una revisione “supplementare”, fuori dalle scadenze previste, proprio per arginare il rischio di una sconfitta nelle prossime elezioni.
Il ruolo del Dipartimento di Giustizia
A rafforzare l’allarme contribuiscono le iniziative del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, che in Minnesota e in altri Stati ha chiesto le liste degli elettori con i relativi dati personali. Particolarmente controverso il sequestro di tutta la documentazione relativa al voto del 2020 nella più vasta contea della Georgia, un’operazione interpretata come un atto di intimidazione politica, nonostante l’assenza di irregolarità accertate dalla magistratura.
L’ombra dell’Fbi e dei servizi
Al blitz ha partecipato anche Federal Bureau of Investigation, alla presenza di Tulsi Gabbard, nominata da Trump alla guida dei servizi segreti statunitensi. Il giorno successivo, Gabbard ha riferito al presidente, che si è congratulato in vivavoce con gli agenti federali. Un gesto che, per l’opposizione, conferma il timore di un uso politico delle istituzioni in vista del voto.
