Le notizie diffuse dai media locali. Alcuni media libici e panarabi hanno riferito nelle ultime ore della presunta uccisione di Saif al-Islam Gheddafi, secondogenito di Muammar Gheddafi, indicando la città di Zintan come luogo dell’attacco. Le ricostruzioni parlano di un possibile agguato avvenuto nei pressi della sua abitazione, in un contesto di scontri tra milizie rivali. Le fonti citate restano però anonime e non accompagnate da riscontri indipendenti.
La dinamica ancora incerta
Secondo versioni circolate sui canali satellitari arabi, un commando avrebbe aperto il fuoco contro Saif al-Islam per poi dileguarsi rapidamente. Altre fonti parlano invece di combattimenti più ampi tra gruppi armati legati a vecchie fedeltà del regime e milizie locali. In assenza di comunicazioni ufficiali, la dinamica resta avvolta dall’incertezza.
Il nodo delle conferme ufficiali
Al momento non risultano dichiarazioni formali da parte delle autorità libiche né prese di posizione di organismi internazionali. Alcuni collaboratori storici dell’ex delfino del rais avrebbero smentito o invitato alla cautela, alimentando ulteriormente la confusione su una notizia che, se confermata, avrebbe un forte impatto sul già fragile equilibrio politico del Paese.
Una figura chiave e divisiva
Saif al-Islam Gheddafi, per anni considerato possibile erede politico del padre, è rimasto una figura centrale e controversa della Libia post-2011. Ricercato dalla Corte penale internazionale e condannato a morte in contumacia da una corte libica, aveva sorpreso molti annunciando nel 2021 la propria candidatura alle elezioni presidenziali, mai celebrate.
Il contesto libico attuale
Le voci sulla sua presunta morte arrivano in una fase di persistente instabilità, segnata da tensioni tra milizie, stallo istituzionale e rinvii continui del processo elettorale. In questo quadro, ogni notizia riguardante figure simboliche del passato regime assume un peso politico che va ben oltre il fatto di cronaca.
