Lo spettro di Hormuz e la corsa delle quotazioni. La nuova escalation militare in Medio Oriente riporta lo spettro dello shock energetico sui mercati globali. Dopo gli attacchi statunitensi e israeliani contro obiettivi in Iran e la risposta di Teheran, le tensioni si sono concentrate attorno allo Stretto di Hormuz, passaggio obbligato per una quota decisiva dei flussi energetici mondiali.
Le quotazioni del greggio hanno reagito con un balzo immediato tra l’8 e il 9%, con il Brent e il Wti che si sono avvicinati alla soglia degli 80 dollari al barile. Ma è soprattutto il gas a registrare l’impennata più netta: ad Amsterdam l’indice Ttf è salito del 25% in avvio di seduta, attestandosi a 39,85 euro al megawattora, ai massimi da febbraio 2025.
Gli analisti internazionali avvertono che, in caso di chiusura prolungata dello stretto, il petrolio potrebbe spingersi fino a 100 dollari al barile, riaccendendo tensioni inflazionistiche e timori sui costi energetici per famiglie e imprese.
Un quinto del petrolio mondiale in transito
Dallo Stretto di Hormuz transitano ogni giorno oltre 20 milioni di barili di petrolio e prodotti raffinati, pari a circa un quinto dei consumi mondiali. Da qui passano anche tutte le esportazioni di gas naturale liquefatto del Qatar e una parte rilevante di quelle degli Emirati Arabi Uniti, che insieme rappresentano circa il 20% del gnl globale.
Secondo le prime ricostruzioni, sarebbero centinaia le petroliere e le metaniere ferme in attesa nel Golfo Persico, con compagnie e assicuratori che monitorano il rischio sicurezza. Anche una chiusura temporanea avrebbe effetti immediati sui prezzi, perché il mercato energetico vive su equilibri fragili e su una catena logistica globale estremamente interconnessa.
Carburanti e bollette, i primi effetti sui consumatori
L’effetto sui carburanti si è fatto sentire già nelle prime ore successive all’escalation. I listini consigliati dei principali marchi hanno registrato i primi ritocchi al rialzo e il diesel è tornato ai massimi da oltre un anno, con il self service che si attesta intorno a 1,728 euro al litro e il servito a 1,865 euro.
Gli operatori del settore avvertono che si tratta solo dell’inizio, perché gli aumenti attuali non incorporano ancora pienamente il balzo delle quotazioni internazionali. Se la tensione dovesse protrarsi, l’impatto potrebbe riflettersi non solo sulla benzina ma anche sulle bollette di gas e luce, con una pressione crescente sui costi industriali e sulla competitività europea.
In un contesto già segnato da fragilità geopolitiche, la crisi innescata attorno allo Stretto di Hormuz riporta al centro una verità spesso dimenticata: la sicurezza energetica resta uno dei pilastri più delicati dell’economia globale.
