Iraq, Sudani: guerra regionale minaccia energia e infrastrutture

Il premier avverte sui rischi dopo attacchi a ambasciate e basi militari

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Il primo ministro iracheno Mohammed Shia al Sudani avverte che l’espansione della guerra regionale mette a rischio infrastrutture, energia e catene di approvvigionamento. Nelle ultime ore nuovi attacchi contro sedi diplomatiche e installazioni milita

Il primo ministro dell’Iraq, Mohammed Shia al Sudani, ha lanciato un nuovo allarme sulle conseguenze dell’escalation militare nella regione, avvertendo che l’estensione del conflitto rischia di colpire infrastrutture strategiche, forniture energetiche e catene di approvvigionamento del Paese. Il capo del governo ha parlato durante un incontro a Baghdad con esponenti religiosi sciiti e sunniti, sottolineando che l’Iraq si trova di fronte a una fase estremamente delicata. Secondo Sudani, l’allargamento delle ostilità sta creando un pericolo imminente per tutti gli attori coinvolti. Il premier ha inoltre ribadito che le decisioni su guerra e pace devono spettare esclusivamente allo Stato e alle sue istituzioni.

Attacchi contro ambasciate e installazioni militari

Le dichiarazioni arrivano mentre milizie filo-iraniane attive in Iraq hanno intensificato gli attacchi con droni e razzi contro obiettivi ritenuti collegati agli Stati Uniti e ai loro alleati nella regione. Tra i bersagli figurano missioni diplomatiche e installazioni militari presenti sul territorio iracheno. Nelle ultime ore il complesso dell’ambasciata statunitense nella Zona Verde di Baghdad è stato colpito da un attacco. Anche il consolato generale degli Emirati Arabi Uniti a Erbil è stato preso di mira per la seconda volta nell’arco di una settimana. Nell’episodio due guardie di sicurezza sono rimaste ferite. Sudani ha condannato con fermezza questi attacchi, avvertendo che simili azioni potrebbero esporre il Paese a gravi conseguenze sul piano della sicurezza e delle relazioni internazionali.

Le tensioni con le milizie armate

Il primo ministro ha inoltre denunciato i raid aerei che avrebbero colpito posizioni delle Forze di mobilitazione popolare, struttura paramilitare formalmente integrata nell’apparato di sicurezza iracheno. Secondo quanto riferito dalle stesse Forze di mobilitazione popolare, dall’inizio del conflitto regionale il 28 febbraio le loro postazioni in sette governatorati dell’Iraq sarebbero state bersaglio di almeno 32 attacchi aerei. Finora nessuno Stato ha rivendicato queste operazioni.

I gruppi armati coinvolti

Diversi gruppi armati riuniti sotto l’ombrello della cosiddetta Resistenza islamica in Iraq hanno invece rivendicato attacchi contro obiettivi collegati agli Stati Uniti. Tra le milizie citate figurano Kataib Hezbollah, Asaib Ahl al Haq, Kataib Imam Ali e Harakat al Nujaba, organizzazioni considerate vicine all’Iran e già coinvolte in precedenti operazioni contro interessi occidentali nella regione. Il governo di Baghdad teme che l’intensificarsi degli scontri possa trascinare il Paese in una nuova fase di instabilità, con ripercussioni dirette sulla sicurezza interna e sull’economia nazionale.