Il video e la conferma dell’esercito. Un video diventato virale in poche ore ha scatenato polemiche e indignazione internazionale. Le immagini mostrano un soldato delle Forze di Difesa Israeliane intento a colpire con un martello una statua di Gesù crocifisso nel sud del Libano. Dopo iniziali verifiche, l’esercito israeliano ha confermato l’autenticità del filmato. Il portavoce, il tenente colonnello Nadav Shoshani, ha parlato di un comportamento “non in linea con i valori” dell’Idf, annunciando l’apertura immediata di un’indagine interna.
Il luogo e la comunità coinvolta
L’episodio sarebbe avvenuto nel villaggio di Debel, una località cristiana maronita nei pressi di Ain Ebel, a pochi chilometri dal confine con Israele, non lontano dalla cittadina di Shtula. Secondo fonti locali, la statua si trovava nell’area prima dell’evacuazione della popolazione. La diffusione delle immagini ha suscitato forte reazione tra le comunità cristiane della zona, già colpite dalle operazioni militari in corso nel sud del Paese.
Le operazioni militari e il contesto
L’episodio si inserisce in un quadro di tensione crescente. Israele ha assunto il controllo di diverse aree nel sud del Libano, roccaforte di Hezbollah, dopo gli attacchi del 2 marzo legati all’escalation regionale che coinvolge anche Teheran. Le operazioni sul terreno sono state descritte dall’esercito come interventi di “bonifica” delle infrastrutture del gruppo sciita, ma comprendono anche demolizioni di edifici civili, tra cui abitazioni e strutture pubbliche. Un cessate il fuoco è entrato in vigore pochi giorni fa, ma la situazione resta fragile e altamente instabile.
Le conseguenze e le reazioni
In una nota ufficiale diffusa nella notte, l’Idf ha ribadito che saranno adottati provvedimenti disciplinari nei confronti del responsabile, assicurando che il gesto sarà trattato con “la massima severità”. L’esercito ha inoltre promesso che la statua verrà ripristinata. L’episodio rischia di alimentare ulteriormente le tensioni religiose e politiche in un’area già segnata da conflitti profondi e da un equilibrio estremamente precario.
