l Parlamento iracheno si prepara a chiedere conto al governo di una vicenda che, se confermata, aprirebbe una crisi istituzionale e diplomatica di prima grandezza. Secondo quanto riferito da media regionali dopo le rivelazioni del Wall Street Journal, Israele avrebbe allestito un avamposto militare clandestino nel deserto dell’Iraq per sostenere le operazioni aeree contro l’Iran durante l’ultima guerra. Una postazione segreta, costruita con la conoscenza degli Stati Uniti, che avrebbe ospitato forze speciali, supporto logistico e squadre di ricerca e soccorso per eventuali piloti abbattuti.
La notizia ha spinto ambienti politici di Baghdad a chiedere l’audizione dei ministri della Difesa e dell’Interno, insieme ai vertici della sicurezza nazionale. L’obiettivo è capire se le autorità irachene sapessero della presenza dell’avamposto, chi ne abbia autorizzato o coperto l’eventuale attività e perché il Parlamento non sia stato informato di un’operazione che investe direttamente la sovranità del Paese.
Il deserto di Al Nukhayb
La zona indicata dalle ricostruzioni è quella di Al Nukhayb, tra le province di Najaf e Anbar, a circa ottanta chilometri dal confine con l’Arabia Saudita. Un’area remota, scarsamente popolata, attraversata da piste e spazi desertici che, proprio per la loro vastità, possono prestarsi a operazioni militari difficili da individuare. Secondo una fonte della sicurezza citata da Al Araby al Jadeed, l’area oggi sarebbe libera e non vi sarebbe più alcuna forza militare presente.
Il punto più delicato riguarda quanto sarebbe accaduto il 4 marzo. In quella data, secondo il Comando delle operazioni congiunte iracheno, un attacco colpì un’unità delle forze armate di Baghdad, uccidendo un militare e ferendone altri. Il raid sarebbe avvenuto dopo la segnalazione di attività insolite da parte di un pastore, che avrebbe riferito di elicotteri, movimenti militari e colpi d’arma da fuoco in una zona remota. Secondo il Wall Street Journal, l’attacco sarebbe stato condotto per impedire ai militari iracheni di avvicinarsi troppo alla base clandestina.
Il sospetto su Washington
La ricostruzione mette in una posizione difficile anche gli Stati Uniti. Fonti citate dalla stampa americana sostengono che Washington fosse a conoscenza della realizzazione dell’avamposto prima dell’inizio degli attacchi congiunti contro l’Iran, il 28 febbraio. Per questo, a Baghdad, il dossier rischia di riaprire il tema della presenza militare americana e dell’uso dello spazio aereo iracheno durante il conflitto.
Secondo quanto riferito da fonti irachene, in una prima fase le autorità avrebbero potuto interpretare il raid del 4 marzo come un’operazione di un’unità statunitense sotto copertura della Coalizione internazionale contro lo Stato islamico. Una lettura che ora viene rimessa in discussione dalle rivelazioni sulla presunta presenza israeliana. Il deputato Raad al Maliki ha accusato gli Stati Uniti di aver consentito l’uso dello spazio aereo iracheno a Israele e ha chiesto un’indagine completa da parte degli apparati di sicurezza e intelligence.
Il nodo della sovranità irachena
Per l’Iraq, la questione è esplosiva. Il Paese si trova da anni in equilibrio tra la cooperazione con Washington, la pressione delle milizie filo-iraniane e la necessità di difendere formalmente la propria sovranità territoriale. L’eventuale presenza di una base israeliana clandestina sul suolo iracheno rappresenterebbe una violazione politicamente difficilissima da gestire, soprattutto in un Parlamento dove le forze vicine all’Iran hanno un peso rilevante.
La vicenda investe anche le Forze di mobilitazione popolare, la coalizione armata integrata nell’apparato statale iracheno e composta in larga parte da milizie sciite. Durante la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, alcune postazioni delle Fmp sono state colpite più volte da attacchi aerei attribuiti principalmente a Washington. Ora il sospetto è che almeno una parte delle operazioni nella regione abbia avuto un livello di coordinamento più ampio di quanto ammesso pubblicamente.
Un caso che può allargare la crisi
Il governo iracheno, finora, non ha offerto una ricostruzione completa. Alcune fonti ufficiali hanno mantenuto prudenza, definendo le informazioni non verificate. Ma la pressione parlamentare può cambiare il quadro. Se i ministri saranno chiamati a riferire, dovranno chiarire tre punti essenziali: se l’avamposto sia esistito, se le autorità irachene lo abbiano scoperto o tollerato, e quale sia stato il ruolo degli Stati Uniti nella gestione dello spazio aereo e delle operazioni nel deserto occidentale.
La presunta base di Al Nukhayb non è soltanto un dettaglio operativo della guerra contro l’Iran. È un caso che tocca la sovranità dell’Iraq, il rapporto con Washington, il conflitto con Teheran e la capacità dello Stato iracheno di controllare il proprio territorio. Per questo l’interrogazione dei ministri rischia di trasformarsi in un banco di prova politico per il governo di Baghdad.
