Kiev sotto assedio: pioggia di droni e missili russi

Mosca colpisce la capitale ucraina con 600 droni e 90 missili

kiev sotto assedio pioggia di droni e missili russi

Attacco senza precedenti nella notte su Kiev: almeno quattro morti e decine di feriti. Usati anche missili ipersonici. Meloni, von der Leyen e Kallas condannano l’offensiva russa mentre Mosca nega raid contro obiettivi civili

KIEV ha vissuto una delle notti più pesanti dall’inizio della guerra. La Russia ha lanciato una vasta offensiva contro la capitale ucraina e altre aree del Paese utilizzando centinaia di droni e decine di missili, compresi vettori ipersonici. Secondo le autorità ucraine, almeno quattro persone sono morte e decine sono rimaste ferite.

L’attacco è iniziato nella notte tra sabato e domenica e ha costretto migliaia di residenti a rifugiarsi nelle stazioni della metropolitana. Le sirene antiaeree hanno risuonato per ore mentre esplosioni e incendi colpivano diversi quartieri della città.

Secondo il comando militare ucraino, Mosca avrebbe impiegato circa 600 droni e 90 missili. Tra le armi utilizzate ci sarebbe anche almeno un missile ipersonico Oreshnik, indicato dalle autorità europee come un segnale di escalation militare e psicologica.

La notte dell’inferno

Le immagini arrivate da Kiev mostrano edifici sventrati, finestre esplose e squadre di soccorso al lavoro tra le macerie. Più di quaranta siti in città avrebbero subito danni. Tra gli edifici colpiti figurano abitazioni civili, magazzini, uffici e infrastrutture urbane.

Una parte della facciata di un palazzo residenziale di cinque piani è crollata. Diversi incendi sono scoppiati in varie zone della capitale. I racconti dei residenti parlano di ore trascorse nei rifugi sotterranei mentre la città veniva investita da ondate successive di attacchi.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva avvertito nelle ore precedenti del rischio di un’offensiva russa su larga scala, dopo che il Cremlino aveva annunciato possibili ritorsioni per un attacco con droni attribuito a Kiev nella regione occupata di Luhansk.

Mosca nega attacchi ai civili

Il ministero della Difesa russo ha respinto le accuse di aver colpito infrastrutture civili. Secondo Mosca, gli obiettivi dell’operazione sarebbero stati impianti del complesso militare-industriale ucraino, centri di comando delle forze terrestri e sedi dell’intelligence militare di Kiev.

Il Cremlino sostiene di aver utilizzato sistemi missilistici Oreshnik, Iskander, Kinzhal e Tsirkon contro obiettivi militari strategici. La versione russa contrasta però con le testimonianze raccolte nella capitale ucraina e con i danni documentati in aree residenziali.

La condanna dell’Europa

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso “ferma condanna” per il nuovo attacco russo, denunciando il progressivo aumento del livello degli armamenti impiegati contro l’Ucraina. Palazzo Chigi ha ribadito l’impegno italiano a lavorare con i partner europei e internazionali per una “pace giusta e duratura”.

Anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha parlato di “brutalità del Cremlino” e di “disprezzo per la vita umana e per i negoziati di pace”. Bruxelles ha annunciato ulteriori aiuti per rafforzare la difesa aerea ucraina.

La vicepresidente della Commissione europea Kaja Kallas ha definito gli attacchi “atti di terrore aberranti” e ha accusato Mosca di utilizzare il presunto impiego dei missili Oreshnik come “strumento politico di intimidazione” e come pericoloso richiamo alla minaccia nucleare.

Il rischio di escalation

L’attacco segna una nuova fase nella guerra, caratterizzata da un crescente uso di armamenti avanzati e da una pressione costante sulle grandi città ucraine. Le intelligence occidentali avevano già segnalato la possibilità di una rappresaglia russa dopo gli ultimi attacchi ucraini contro obiettivi nei territori occupati.

La prossima settimana i ministri degli Esteri dell’Unione Europea discuteranno nuove misure per aumentare la pressione diplomatica ed economica sulla Russia, mentre sul campo il conflitto continua ad allargarsi senza segnali concreti di de-escalation.