Kiev si è svegliata tra sirene, fumo e incendi dopo una delle notti più pesanti delle ultime settimane. Secondo le autorità ucraine, Russia ha lanciato contro il Paese 70 missili e 611 droni, con la capitale indicata come obiettivo principale. Il bilancio provvisorio parla di almeno nove morti in Ucraina, quattro dei quali a Kiev, mentre altri civili sono rimasti feriti negli attacchi su quartieri residenziali e infrastrutture.
Il fuoco sulla Lavra
L’immagine più simbolica della notte è arrivata dal complesso della Kyiv Pechersk Lavra, il monastero delle Grotte, patrimonio UNESCO e luogo centrale della memoria religiosa ucraina. Le fiamme hanno interessato la Cattedrale della Dormizione, mentre squadre di soccorso e vigili del fuoco intervenivano sotto la minaccia di nuovi allarmi aerei. Per Volodymyr Zelensky, il raid rappresenta anche un colpo al patrimonio cristiano e culturale del Paese.
Case colpite e città al buio
L’attacco ha danneggiato condomini, linee elettriche, edifici civili e automobili. Il sindaco Vitali Klitschko ha riferito che circa 140mila residenti sono rimasti senza corrente dopo i danni alla rete nella parte settentrionale della città. La difesa aerea ucraina sostiene di aver intercettato 50 missili e 582 droni, ma decine di ordigni e detriti hanno comunque raggiunto diversi punti del territorio nazionale.
La versione di Mosca
Mosca ha negato di aver colpito deliberatamente il monastero e ha sostenuto che il danno sarebbe stato causato da un missile di difesa aerea Patriot di fabbricazione statunitense. Kiev e i suoi alleati respingono questa ricostruzione e accusano la Russia di continuare a colpire infrastrutture civili e luoghi simbolici. La distanza tra le due versioni conferma quanto anche la battaglia sulla responsabilità degli attacchi sia ormai parte del conflitto.
Il peso del G7
Il raid arriva alla vigilia del vertice del G7 a Évian-les-Bains, in Francia, dove la guerra in Ucraina è attesa tra i dossier principali. Zelensky ha parlato con il presidente statunitense Donald Trump degli sforzi diplomatici per arrivare a una soluzione del conflitto e della necessità di rafforzare le difese aeree ucraine. A Kiev, però, la notte di fuoco ha riportato il negoziato dentro la realtà più dura della guerra: senza protezione dal cielo, ogni finestra diplomatica resta esposta ai missili.
