Usa-Iran, cosa prevede il memorandum in 14 punti

La bozza attribuita ai negoziati promette tregua, fondi e sanzioni revocate

usa iran cosa prevede il memorandum in 14 punti

Il documento diffuso dai media delinea la fine della guerra e apre sessanta giorni di trattative. Il testo non risulta ancora approvato ufficialmente e circola in versioni differenti

Un cessate il fuoco permanente, la riapertura delle rotte marittime, la progressiva revoca delle sanzioni e un piano da almeno 300 miliardi di dollari per la ricostruzione dell’Iran. Sono i cardini della bozza di memorandum in 14 punti attribuita ai negoziati tra Stati Uniti e Repubblica islamica, avviati per trasformare la tregua raggiunta dopo la guerra iniziata il 28 febbraio in un’intesa politica più solida.

Il documento è stato pubblicato da organi d’informazione iraniani e ripreso da testate internazionali, mentre Bloomberg ha riferito di avere ottenuto una delle bozze circolate tra le parti. Non si tratta, tuttavia, di un accordo definitivo. Il testo non è stato confermato integralmente né dalla Casa Bianca né dalle autorità iraniane e alcune ricostruzioni giornalistiche presentano divergenze sulla durata della tregua, sull’entità degli asset da sbloccare e sulle condizioni nucleari imposte a Teheran.

La fine delle ostilità e sessanta giorni per l’accordo

La prima parte della bozza stabilisce la cessazione immediata e permanente della guerra su tutti i fronti, compreso il Libano. Washington, Teheran e i rispettivi alleati dovrebbero rinunciare all’uso della forza e alla minaccia di nuove operazioni militari, impegnandosi a rispettare sovranità, integrità territoriale e non ingerenza negli affari interni.

Il memorandum aprirebbe poi un periodo massimo di sessanta giorni per negoziare l’accordo definitivo. La proroga sarebbe possibile soltanto con il consenso di entrambe le parti. Altre versioni diffuse nei giorni scorsi parlano invece di un’estensione della tregua per lo stesso periodo, segno che la formulazione giuridica resta uno dei nodi ancora aperti.

Durante questa fase, l’Iran congelerebbe il programma nucleare nella situazione esistente, mentre gli Stati Uniti si impegnerebbero a non introdurre nuove sanzioni e a non aumentare la propria presenza militare nella regione. Le questioni più controverse, tra cui il destino dell’uranio arricchito, le capacità nucleari consentite a Teheran e il sistema delle verifiche internazionali, verrebbero rinviate al negoziato finale.

Blocco navale e traffico nello Stretto di Hormuz

Uno dei passaggi più rilevanti riguarda la navigazione. Con la firma del memorandum, gli Stati Uniti dovrebbero revocare il blocco navale contro l’Iran, consentire nuovamente il traffico verso i porti del Paese e riportare i transiti ai livelli precedenti alla guerra entro trenta giorni.

La bozza prevede inoltre il ritiro delle forze statunitensi dall’area circostante entro un mese dalla firma dell’accordo definitivo. In cambio, Teheran dovrebbe ripristinare il passaggio delle navi mercantili tra il Golfo Persico e il Mare di Oman, rimuovendo ostacoli tecnici e mine di propria competenza.

La riapertura dello Stretto di Hormuz, essenziale per il trasporto mondiale di petrolio e gas, rappresenta uno dei principali incentivi internazionali alla riuscita dell’intesa. Le modalità del transito e il ruolo dei Paesi regionali, tuttavia, restano oggetto di negoziazione.

Il fondo da 300 miliardi

Il punto economicamente più rilevante riguarda la creazione di un programma per la ricostruzione e lo sviluppo dell’Iran, finanziato con almeno 300 miliardi di dollari. Secondo le informazioni raccolte da Reuters, non si tratterebbe di un risarcimento pagato direttamente dal governo statunitense, ma di un fondo alimentato prevalentemente da capitali privati e da investitori provenienti dagli Stati del Golfo, dall’Asia e da altre aree del mondo.

Più della metà delle risorse sarebbe già stata promessa, ma il fondo diverrebbe operativo soltanto dopo la conclusione dell’accordo definitivo e il rispetto degli impegni sul programma nucleare. Le modalità di gestione, i settori destinatari e le condizioni per l’accesso ai finanziamenti dovrebbero essere definiti entro sessanta giorni.

Il testo attribuito alla parte iraniana parla di un impegno degli Stati Uniti e dei loro partner regionali a garantire una dotazione minima di 300 miliardi. La formulazione ha già provocato interpretazioni contrastanti negli Stati Uniti, dove l’amministrazione ha precisato che non sarebbero utilizzate risorse dei contribuenti americani.

Petrolio, sanzioni e fondi congelati

Il memorandum prevede che il Dipartimento del Tesoro statunitense conceda deroghe immediate per l’esportazione del petrolio iraniano, dei prodotti petrolchimici e dei servizi bancari, assicurativi e di trasporto collegati. La misura resterebbe valida fino alla definizione del percorso per la revoca complessiva delle sanzioni.

L’accordo finale dovrebbe stabilire tempi e modalità per eliminare le misure unilaterali americane, comprese quelle secondarie che colpiscono imprese e istituti finanziari di Paesi terzi. Il documento menziona anche le restrizioni riconducibili al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e all’Agenzia internazionale per l’energia atomica.

Parallelamente, gli Stati Uniti dovrebbero autorizzare lo sblocco progressivo degli asset iraniani detenuti all’estero. Le diverse bozze non concordano sulla cifra immediatamente disponibile: alcune ricostruzioni citano 24 o 25 miliardi di dollari durante la fase transitoria, mentre altre parlano di oltre 100 miliardi complessivi da rendere accessibili nel tempo.

La questione nucleare resta irrisolta

Nel testo diffuso dai media iraniani, Teheran riafferma di non voler produrre armi atomiche, ma non accetta ancora limitazioni dettagliate all’arricchimento dell’uranio. Il destino delle scorte esistenti, le modalità delle ispezioni e la definizione delle esigenze nucleari civili iraniane vengono rinviati all’accordo finale.

È proprio su questo punto che emergono le maggiori differenze tra le versioni circolate. Fonti statunitensi insistono sulla necessità di controlli rigorosi e di restrizioni verificabili, mentre la rappresentazione iraniana sottolinea il congelamento temporaneo del programma senza indicare, nella bozza, lo smantellamento delle infrastrutture nucleari.

Il documento prevede infine un meccanismo congiunto di vigilanza e stabilisce che l’accordo definitivo venga recepito attraverso una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. I negoziati formali partirebbero soltanto dopo le prime garanzie sulla revoca del blocco, sulla navigazione, sulle deroghe petrolifere e sullo sblocco degli asset.

Una bozza, non ancora il testo definitivo

Presentare i 14 punti come il testo integrale di un accordo già concluso sarebbe prematuro. Le fonti disponibili descrivono un memorandum ancora sottoposto a revisione, del quale circolano almeno tre versioni con formulazioni e condizioni differenti. La stessa stampa iraniana lo definisce una bozza soggetta all’approvazione delle autorità competenti.

Il documento rappresenta comunque la traccia più articolata emersa finora per chiudere il conflitto e aprire una fase negoziale. La tenuta dell’intesa dipenderà dal comportamento degli alleati regionali, dal rispetto della tregua in Libano, dalle garanzie sul nucleare e dalla capacità delle parti di trasformare promesse economiche e diplomatiche in obblighi verificabili.