La protesta degli studenti francesi non si ferma. Sono 48 i licei bloccati in tutto il Paese, secondo i dati del ministero dell'Istruzione francese, mentre diverse università restano chiuse o interessate da iniziative di mobilitazione. Dopo oltre un mese di contestazioni, le organizzazioni giovanili giudicano insufficienti le risposte del governo e preparano la partecipazione alla mobilitazione interprofessionale nazionale prevista per giovedì 5 novembre.
La tensione è visibile davanti agli istituti scolastici. A Tolosa, l'ingresso del liceo Marcelin Berthelot è stato nuovamente ostruito con bidoni della spazzatura e cartelli. Una scena che si ripete in diverse città francesi e che testimonia la continuità della protesta.
Il numero dei licei bloccati risulta pressoché stabile rispetto al giorno precedente. Un elemento che indica come la mobilitazione, almeno per il momento, non abbia perso intensità nonostante gli annunci dell'esecutivo.
Tolosa, il liceo Marcelin Berthelot ancora bloccato
Davanti al liceo Marcelin Berthelot, gli studenti hanno ripristinato il blocco degli accessi all'inizio di una nuova giornata di protesta.
Bidoni e cartelli sono stati sistemati davanti all'ingresso per impedire il normale svolgimento delle attività scolastiche.
L'azione rientra in una mobilitazione più ampia che coinvolge istituti superiori e università e che si protrae ormai da settimane.
Secondo il ministero dell'Istruzione, i licei interessati dai blocchi sono 48 sull'intero territorio francese, un dato sostanzialmente invariato rispetto alla rilevazione precedente.
Non tutti gli istituti coinvolti registrano necessariamente la stessa situazione. Le forme di protesta possono comprendere blocchi degli accessi, assemblee e sospensioni delle attività, con modalità differenti da una città all'altra.
Il dato ministeriale, quindi, fotografa la diffusione delle iniziative ma non consente, da solo, di stabilire quanti studenti vi partecipino complessivamente.
Le università non si fermano: chiusa la Sorbonne-Nouvelle
La protesta non riguarda soltanto le scuole superiori.
Anche diversi atenei francesi hanno annunciato la prosecuzione delle chiusure e delle mobilitazioni.
Tra questi figura l'Università Sorbonne-Nouvelle di Parigi, che ha comunicato la chiusura del campus Nation per l'intera giornata di martedì 3 novembre.
L'ateneo era già chiuso da lunedì, in un contesto segnato dalle iniziative studentesche.
La partecipazione delle università conferisce alla protesta una dimensione più ampia, coinvolgendo direttamente gli studenti che stanno affrontando il percorso di accesso e permanenza nell'istruzione superiore.
Le organizzazioni giovanili sostengono che le misure finora presentate dal governo non rispondano in modo adeguato alle richieste avanzate durante le settimane di mobilitazione.
«Non molliamo»: la posizione della Fage
A ribadire la volontà di proseguire è stata Suzanne Nijdam, presidente della Fage, una delle principali organizzazioni studentesche francesi.
Intervistata dall'agenzia AFP, Nijdam ha spiegato che la mobilitazione deve continuare anche per mostrare al governo che il malcontento universitario non è stato superato.
Il riferimento è a Matignon, sede del primo ministro francese e simbolo delle decisioni dell'esecutivo.
Secondo la rappresentante studentesca, è necessario ottenere risposte concrete, non soltanto annunci.
La posizione della Fage evidenzia uno dei punti centrali della protesta: gli studenti chiedono che gli impegni governativi siano accompagnati da provvedimenti verificabili e da tempi di attuazione definiti.
Il proseguimento dei blocchi, nella lettura delle organizzazioni giovanili, rappresenta uno strumento di pressione per mantenere aperto il confronto.
<WritingBlock id="63927" variant="document"># Francia, 48 licei bloccati: la protesta arriva nelle università
Occhiello
Studenti ancora in mobilitazione contro le misure del governo. Giovedì lo sciopero nazionale
Sommario
In Francia proseguono i blocchi in 48 licei e in diversi atenei. A Tolosa gli studenti presidiano gli ingressi, mentre la Sorbonne-Nouvelle resta chiusa. Non basta l'annuncio di una riforma di Parcoursup: i giovani chiedono interventi concreti.
La protesta degli studenti francesi non si ferma. Sono 48 i licei bloccati in tutto il Paese, secondo i dati del ministero dell'Istruzione francese, mentre diverse università restano chiuse o interessate da iniziative di mobilitazione. Dopo oltre un mese di contestazioni, le organizzazioni giovanili giudicano insufficienti le risposte del governo e preparano la partecipazione alla mobilitazione interprofessionale nazionale prevista per giovedì 5 novembre.
La tensione è visibile davanti agli istituti scolastici. A Tolosa, l'ingresso del liceo Marcelin Berthelot è stato nuovamente ostruito con bidoni della spazzatura e cartelli. Una scena che si ripete in diverse città francesi e che testimonia la continuità della protesta.
Il numero dei licei bloccati risulta pressoché stabile rispetto al giorno precedente. Un elemento che indica come la mobilitazione, almeno per il momento, non abbia perso intensità nonostante gli annunci dell'esecutivo.
Tolosa, il liceo Marcelin Berthelot ancora bloccato
Davanti al liceo Marcelin Berthelot, gli studenti hanno ripristinato il blocco degli accessi all'inizio di una nuova giornata di protesta.
Bidoni e cartelli sono stati sistemati davanti all'ingresso per impedire il normale svolgimento delle attività scolastiche.
L'azione rientra in una mobilitazione più ampia che coinvolge istituti superiori e università e che si protrae ormai da settimane.
Secondo il ministero dell'Istruzione, i licei interessati dai blocchi sono 48 sull'intero territorio francese, un dato sostanzialmente invariato rispetto alla rilevazione precedente.
Non tutti gli istituti coinvolti registrano necessariamente la stessa situazione. Le forme di protesta possono comprendere blocchi degli accessi, assemblee e sospensioni delle attività, con modalità differenti da una città all'altra.
Il dato ministeriale, quindi, fotografa la diffusione delle iniziative ma non consente, da solo, di stabilire quanti studenti vi partecipino complessivamente.
Le università non si fermano: chiusa la Sorbonne-Nouvelle
La protesta non riguarda soltanto le scuole superiori.
Anche diversi atenei francesi hanno annunciato la prosecuzione delle chiusure e delle mobilitazioni.
Tra questi figura l'Università Sorbonne-Nouvelle di Parigi, che ha comunicato la chiusura del campus Nation per l'intera giornata di martedì 3 novembre.
L'ateneo era già chiuso da lunedì, in un contesto segnato dalle iniziative studentesche.
Anche l'Università Paris Dauphine-PSL ha previsto di mantenere chiuse le proprie sedi fino a giovedì compreso. Il presidente Bruno Bouchard ha indicato venerdì come possibile giorno di riapertura, ribadendo la necessità di garantire la continuità didattica.
Secondo il governo, alla ripresa delle attività dopo le vacanze di Ognissanti, circa il 15% degli istituti di istruzione superiore aveva registrato perturbazioni di diversa intensità.
«Non molliamo»: la posizione della Fage
A ribadire la volontà di proseguire è stata Suzanne Nijdam, presidente della Fage, una delle principali organizzazioni studentesche francesi.
Intervistata dall'agenzia AFP, Nijdam ha spiegato che la mobilitazione deve continuare anche per mostrare al governo che il malcontento universitario non è stato superato.
Il riferimento è a Matignon, sede del primo ministro francese e simbolo delle decisioni dell'esecutivo.
Secondo la rappresentante studentesca, è necessario ottenere risposte concrete, non soltanto annunci.
La posizione della Fage evidenzia uno dei punti centrali della protesta: gli studenti chiedono che gli impegni governativi siano accompagnati da provvedimenti verificabili e da tempi di attuazione definiti.
Parcoursup, la piattaforma contestata dagli studenti
Uno dei principali bersagli della mobilitazione è Parcoursup, il sistema nazionale francese che gestisce le candidature per l'accesso all'istruzione superiore.
La piattaforma consente agli studenti di presentare le proprie preferenze e agli istituti di esaminare le domande secondo criteri e procedure di selezione.
Le organizzazioni giovanili contestano soprattutto la trasparenza del sistema, le disuguaglianze nell'accesso ai percorsi formativi e le difficoltà incontrate da alcuni candidati nell'ottenere un posto nei corsi desiderati.
Il governo ha annunciato una sostituzione graduale di Parcoursup entro il 2028.
La promessa, però, non ha soddisfatto le associazioni studentesche, che chiedono l'abrogazione della piattaforma e interventi più rapidi.
Il nodo non riguarda soltanto lo strumento informatico. Al centro della contestazione c'è anche la disponibilità di posti nelle università e la possibilità di garantire un accesso più equo agli studi.
Le misure annunciate dal governo
Il 26 ottobre, dopo un incontro con le organizzazioni giovanili, il governo francese ha presentato una serie di interventi destinati al sistema scolastico e universitario.
Tra gli impegni annunciati figurano il ritiro dei tagli di personale precedentemente previsti, la creazione di 500 posti aggiuntivi e un limite di 28 studenti per classe nel secondo anno del liceo francese, da introdurre progressivamente.
L'esecutivo ha inoltre promesso 15.000 posti supplementari nell'istruzione superiore.
Il primo ministro Sébastien Lecornu ha chiesto al ministro dell'Istruzione Édouard Geffray di predisporre risposte per 200 licei considerati particolarmente in difficoltà.
Sono misure che il governo presenta come una prima risposta alle rivendicazioni.
Le organizzazioni studentesche, pur riconoscendo alcuni passi avanti, le ritengono insufficienti rispetto ai problemi accumulati negli anni.
La richiesta di dieci miliardi per l'istruzione
Le principali organizzazioni della mobilitazione chiedono un investimento di 10 miliardi di euro nell'istruzione e nell'università.
La rivendicazione è sostenuta dall'intersindacale giovanile che riunisce l'Union syndicale lycéenne, l'Unef, la Fage e l'Union étudiante.
Le associazioni chiedono più personale, strutture adeguate, una maggiore disponibilità di posti universitari e un cambiamento delle modalità di accesso all'istruzione superiore.
Il confronto con il governo riguarda quindi sia l'entità delle risorse sia i tempi di realizzazione degli interventi.
Per gli studenti, l'annuncio di una riforma da completare nel 2028 non risponde alle difficoltà che stanno affrontando nell'anno scolastico e accademico in corso.
Giovedì 5 novembre la mobilitazione nazionale
Il prossimo appuntamento è fissato per giovedì 5 novembre, quando la protesta studentesca dovrebbe confluire nella giornata nazionale di mobilitazione per il potere d'acquisto.
All'iniziativa intendono partecipare lavoratori del settore privato, dipendenti pubblici, pensionati e organizzazioni sindacali.
La convergenza tra studenti e lavoratori amplia il confronto oltre il mondo dell'istruzione, portando al centro anche salari, costo della vita e servizi pubblici.
A Parigi resta aperta la questione del percorso del corteo. Le autorità non hanno ancora autorizzato l'itinerario centrale richiesto dagli organizzatori, anche alla luce delle tensioni registrate durante precedenti manifestazioni.
La segretaria generale della Cgt, Sophie Binet, ha chiesto indicazioni tempestive per consentire una corretta organizzazione e gestione della sicurezza.
