Raheleh Moeini, studentessa del Politecnico di Milano ferita e detenuta in Iran

L’ingegnera 23enne era rientrata a Teheran per Natale e ha partecipato alle proteste

raheleh moeini studentessa del politecnico di milano ferita e detenuta in iran

Colpita durante una manifestazione a Teheran e poi arrestata dai pasdaran. Dopo settimane di silenzio la famiglia ha saputo che è detenuta nel carcere di Qarchak, in condizioni fisiche e psicologiche critiche

La notte della repressione. Nella notte dell’8 gennaio, una delle più violente dall’inizio delle proteste in Iran, Raheleh Moeini finisce nella morsa dei Guardiani della Rivoluzione. La giovane ingegnera si era data appuntamento con un’amica per partecipare alle manifestazioni che da giorni attraversavano Teheran e molte altre città del Paese. Nel quartiere di Sa’adat Abad, tra slogan contro il regime e raffiche di armi automatiche, la repressione si è abbattuta sulla folla. Secondo quanto ricostruito dalla famiglia, Raheleh e l’amica vengono colpite dai colpi sparati dai pasdaran in tenuta antisommossa. Ferite e spaventate, cercano riparo in un vicolo e chiamano un amico per essere portate in ospedale. Quando l’uomo arriva, però, di loro non c’è più traccia. Da quel momento risultano scomparse.

Una giovane tra studio e impegno civile

Raheleh Moeini ha 23 anni, è laureata in ingegneria biomedica all’Università di Amirkabir e frequenta un master al Politecnico di Milano. Vive tra l’Italia e l’Iran, dove era tornata per le vacanze natalizie. Abita nel quartiere di Yousef-Abad, a Teheran, ed è figlia unica. Attivista e modella, parla più lingue e non ha mai nascosto la propria opposizione al regime, rifiutando di indossare l’hijab anche in patria. Già al suo rientro in Iran, raccontano le associazioni che seguono il caso, le autorità le avrebbero confiscato il passaporto in aeroporto.

Il carcere e le condizioni critiche

Per settimane la famiglia ha cercato notizie, passando da ospedali a carceri e temendo il peggio. Solo dopo circa un mese è arrivata una comunicazione ufficiale: Raheleh è detenuta nel carcere di Qarchak, uno dei più duri del Paese. Secondo organizzazioni per i diritti umani, le sue condizioni fisiche e psicologiche sono critiche e la giovane faticherebbe persino a camminare. Le ong ricordano che, nello stesso periodo, decine di migliaia di persone sono state arrestate durante la repressione delle proteste. Testimonianze raccolte all’estero parlano di violenze sistematiche nei confronti delle detenute.

Le voci che il regime tenta di spegnere

I profili social di Raheleh sono stati oscurati, come spesso accade agli attivisti incarcerati. Restano però i messaggi pubblicati prima dell’arresto, slogan di libertà e di unità nati all’interno del movimento esploso dopo l’uccisione di Mahsa Jina Amini. In uno dei suoi ultimi post scriveva: «Questo regime ha perso, non abbiamo paura di loro». Parole che oggi risuonano come un atto d’accusa e come il ritratto di una generazione che continua a chiedere diritti e libertà, anche a costo della propria vita.