L’Iniziativa Egiziana per i Diritti Personali (Eipr) torna a chiedere al governo egiziano di fermare gli interventi che stanno trasformando l’area di Santa Caterina, nel sud del Sinai. Al centro della nuova presa di posizione c’è il progetto turistico della Grande Trasfigurazione, avviato nel 2021 per fare della città e del territorio che circonda il monastero una destinazione internazionale per il turismo religioso, spirituale e ambientale. L’organizzazione per i diritti umani rilancia così le preoccupazioni espresse dall’Unesco sulla tutela di uno dei luoghi simbolicamente più importanti del Mediterraneo orientale.
Il nuovo richiamo dell’Unesco
Il sito è iscritto dal 2002 nella Lista del Patrimonio mondiale. Comprende non soltanto il Monastero di Santa Caterina, fondato nel VI secolo e ancora oggi in funzione, ma un paesaggio montano di oltre 60 mila ettari che include il Monte Sinai, o Jebel Musa, e numerosi luoghi archeologici e religiosi. Per l’Unesco proprio il rapporto fra il monastero, l’isolamento e l’ambiente naturale costituisce una componente essenziale del valore universale del sito.
Nella documentazione preparata per la 48ª sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale, riunita a Busan nel luglio 2026, la revisione tecnica della valutazione d’impatto ha rilevato che alcune opere già realizzate nell’ambito della Grande Trasfigurazione potrebbero produrre conseguenze negative significative e permanenti sull’integrità e sull’autenticità dell’area. Il Comitato ha inoltre chiesto che la sospensione degli interventi resti in vigore almeno fino all’esame delle conclusioni della missione congiunta del World Heritage Centre e dell’Icomos, effettuata nel luglio scorso.
Secondo l’Eipr, la richiesta di fermare il progetto è stata ribadita dal Comitato per la terza volta e approvata all’unanimità. L’ong sottolinea inoltre che la tutela non può limitarsi agli edifici del monastero: deve comprendere il paesaggio circostante, elemento che contribuisce direttamente al carattere storico e spirituale di Santa Caterina.
Il nodo dei lavori già realizzati
Il quadro è reso più complesso dallo stato molto avanzato del progetto. Le stesse autorità egiziane hanno indicato nel 2026 un livello di realizzazione attorno al 97,5 per cento. Il piano comprende strutture ricettive, servizi per i visitatori, sistemazioni urbane e infrastrutturali e nuovi spazi destinati allo sviluppo turistico della zona.
Il Cairo, nella relazione trasmessa all’Unesco, ha comunicato che direttive presidenziali del settembre 2025 hanno disposto la prosecuzione della sospensione delle opere fino al pieno rispetto dei requisiti richiesti per la valutazione dell’impatto sul patrimonio. L’Eipr, però, sostiene che un provvedimento di questo tipo non sia stato reso pubblico in Egitto e che non ne sia stata formalmente informata l’arcidiocesi greco-ortodossa del Sinai da cui dipende il monastero.
La questione assume un rilievo particolare anche perché dal novembre 2025 l’Unesco è guidata dall’egiziano Khaled El-Enany, archeologo ed ex ministro delle Antichità e successivamente del Turismo e delle Antichità dell’Egitto. È il primo direttore generale dell’organizzazione proveniente da un Paese arabo.
Il futuro del monastero e il contenzioso sulle terre
Alla partita urbanistica e turistica si sovrappone quella sullo status delle proprietà del monastero. L’Eipr richiama il contenzioso giudiziario sulle terre circostanti e teme che le trasformazioni dell’area possano incidere anche sulla continuità della presenza monastica e sui diritti storicamente esercitati dalla comunità religiosa. I ricorsi contro la sentenza della Corte d’appello di Ismailia del maggio 2025, secondo l’organizzazione, sono ancora all’esame della Corte di Cassazione egiziana.
La prossima verifica decisiva sarà rappresentata dalle conclusioni della missione effettuata nel luglio 2026 da Unesco e Icomos. Il rapporto dovrà valutare sul terreno gli effetti delle strutture già costruite, le parti del progetto ancora da realizzare e le eventuali misure capaci di ridurre i danni. Il dossier tornerà davanti al Comitato del Patrimonio Mondiale nella sessione del 2027.
