di Simonetta Ieppariello
C’era una volta una fabbrica. C’era un secolo, non molto lontano quello scorso, in cui un grande impianto venne aperto e divenne il simbolo, in quella terra, del lavoro per chi non ce lo aveva. Bagnoli era il quartiere periferico industriale di Napoli. Bagnoli, un pezzo di paradiso tra Capo Posillipo e Nisida, a corona di quella gemma preziosa e unica, che è il Golfo di Pozzuoli tra gabbiani e poiane che qui nidificano e si alzano in volo.
Benvenuti nei Campi Flegrei, o meglio sulla loro costa. I campi iniziano qui: sull’“isoletta”, Nesis, come la chiamavano gli antichi Greci. “Un paradiso abitato dai diavoli”, è la definizione ricorrente di questi luoghi coniata dai viaggiatori del passato. Si tratta della vasta area che si estende a nord-ovest di Napoli, come già la descrive Plinio in epoca romana nella sua Historia naturalis, deve il suo nome al termine greco phlegraios, ardente, a causa dell’abbondanza di sorgenti calde, dovute all’intensa attività vulcanica perché sono una trentina gli edifici vulcanici dei Campi Flegrei. Una terra che balla e che cambia, di una suggestione tanto bella quanto antica. Proprio qui nel scolo scorso si decise di creare il complesso siderurgico più grande d’Europa: l’Ilva-Italsider.
«Storia, lavoro, cultura, aggregazione: tutto questo fu il nostro quartiere. Siamo bagnolesi e la nostra storia è quella della fabbrica, nella nostra costa, del nostro mare. Le nostre vite sono legate a doppio filo alla fabbrica - spiega Vittorio Attanasio, presidente del Circolo Ilva (clicca e guarda puntata de L'Altra Campania)-. Siamo nati qui e abbiamo visto il nostro quartiere cambiare, ma soprattutto sperare. Lavorare in fabbrica, per noi, è significato sogni, dignità, vita, speranza. Poter avere un posto ci ha consentito di mettere su famiglia senza partire. Il lavoro ha rappresentato il futuro possibile per ognuno di noi».
E così quella parte di Napoli divenne il luogo delle lotte della classe operaia, che invocarono diritti, sicurezza, un futuro. Divenne la terra della speranza per migliaia di napoletani, che trovarono nella fabbrica, la speranza di avere un futuro. Passeggiando all'interno del Circolo ci sono foto storiche che raccontano i momenti cruciali della storia di Bagnoli, dell'industria e del mondo del lavoro che cambiavano, dai cortei di protesta dei lavoratori, agli incontri con i grandi del passato. In tanti hanno voluto far tappa, in una sorta di gran tour della storia sociale dell'Italia a Sud, proprio a Bagnoli.
Ma la chiusura dell’Ilva-Italsider, avvenuta dopo una pluridecennale attività, divenne un caso esemplare dei processi di deindustrializzazione che hanno investito il Mezzogiorno sul finire del ‘900. Si consumò così il destino della «città del ferro», Bagnoli di Napoli. Ma come fu semplice creare proprio qui il cuore siderurgico d’Europa, è altrettanto difficile oggi riconvertire questa zona alla sua naturale inclinazione, quella turistica.
Questa è la storia della Napoli operaia e produttiva del Novecento, raccolta tra mare e la terra dei vulcani l’area flegrea, ricca di miti e leggende. Una storia antica che si incrocia con la vita di generazioni di lavoratori di intere famiglie e con i percorsi dell’Italia industriale L’Ilva-Italsider di Bagnoli, la fabbrica per antonomasia della città di Napoli, che ha letteralmente incarnato nel Mezzogiorno le speranze di trasformazione e di riscatto.
Per la nuova puntata de L’Altra Campania abbiamo fatto tappa proprio in questo angolo di paradiso che è il golfo di Pozzuoli. Abbiamo attraversato il mare fino a toccare Nisida, conoscendo i barcaioli o passeggiando su quei pontili che servivano all’Ila Italsider per caricare e scaricare le merci. Abbiamo incontrato gli ex lavoratori. Abbiamo conosciuti al Circolo Ilva le famose tutte blu, i caschi gialli, che ai tempi dei picchi produttivi della fabbrica erano oltre diecimila. La fabbrica era il cuore siderurgica di una Italia speranzosa, in ripresa.
«Ricordo ancora il mio ultimo giorno di lavoro - commenta un altro ex lavoratore -. Piansi come un bambino. Era una parte della mia vita che finiva, per sempre. Il lavoro, avere un lavoro a Napoli ha consentito di arginare la criminalità. Non è una caso che qui, a Bagnoli, le devianze non abbiano trovato terreno fertile. I nostri ragazzi sono cresciuti sani, ispirati a valori forti».
Bagnoli e la sua gente rappresentano una storia a parte nella Napoli martoriata da una storia lunga e tanto bella quanto difficile.
La costruzione dell’Ilva di Bagnoli avvenne nel 1905, e cinque anni dopo venne inaugurato il primo nucleo dell’acciaieria. È in questi anni che, contemporaneamente alla nascita del primo altoforno, nasce il Circolo Ilva e la Società di mutuo soccorso Ilva di Bagnoli che aveva come obiettivo di garantire assistenzialismo, solidarietà e aggregazione operaia.
Nel 1993 quando chiuse la fabbrica saltarono le coordinate di un quartiere che da motore economico industriale e che si è trovato improvvisamente fermo. La chiusura degli impianti ha quindi lasciato un grande vuoto ma ha allo stesso tempo creato i presupposti per la riscoperta di un’area meravigliosa con una vocazione turistica innata. La stessa che ha visto proprio queste terre affollate da milioni di turisti, che incantati raggiungevano il piccolo paradiso raccolto nel Golfo di Pozzuoli per fare il bagno, magari guardando l’isolotto di Nisida.
Ma la tradizione operaia dell’ILVA non si è mai spenta, quel cuore di fuoco e metallo vive ancora, proprio in quel circolo ricco di attività, animato dai suoi soci che ogni giorno si ritrovano in questi luoghi. La storia del Circolo è la stessa del colosso siderurgico. La costruzione dell’ Italsider di Bagnoli ebbe inizio nel 1905 e dopo qualche anno, contestualmente alle prime lavorazioni dell’ILVA, nacque la “Bagnolese”, associazione del calcio campano voluta fortemente da un gruppo di appassionati sportivi alle dipendenze dello stabilimento.
Dunque la nascita del Circolo ILVA Bagnoli affonda le sue radici nello sport con la Bagnolese e nel sociale in quanto società di mutuo soccorso, all’anno 1909.
Per oltre 60 anni il Circolo ha continuato le proprie attività riuscendo a superare il periodo più buio della sua storia . Ma proprio nel momento peggiore della sua storia, inizia la lotta dei pensionati dell’ILVA e dei dipendenti della Soc. Bagnoli S.p.A. che, sostenuti da innumerevoli autorità politiche hanno fondato, allo scopo di preservare lo spirito sociale ed il patrimonio storico del vecchio CRAL, l’Associazione no-profit Circolo ILVA Bagnoli.
