La liberazione di Cecilia Sala da una prigione iraniana dove era stata rinchiusa in condizioni inumane e senza alcun apparente fondato motivo - se si esclude il fatto che un ingegnere della stessa nazionalità del governo sequestrante (forse una spia e con documenti scottanti al seguito) era stato tratto in arresto in Italia tre giorni prima - è stata una vicenda straordinaria, una nobile vittoria italiana, ma non solo, per alcuni motivi che sarà meglio ricordare.
Il primo è che avvenuta in poco tempo - appena 21 giorni dall'arresto - e senza apparente colpo ferire, che sia un riscatto in danaro o il do ut des di uno scambio di ostaggi. Quello con il cittadino iraniano, infatti, non era ancora occorso al momento del rilascio della giornalista italiana, anzi fino a quel giorno gli erano stati rigettate più volte tutte le richieste di arresti domiciliari, con o senza braccialetto. Direi un bel modo di affermare un principio sovranazionale!
Il secondo è che si è realizzata in una contingenza storica particolarmente delicata, a causa del conflitto scatenato in quelle aree geografiche da Israele, il quale ha a sua volta trascinato il rapporto tra paesi islamici e occidente ai minimi termini.
Il terzo è che - come ha scritto Giuseppe Culicchia su Huffpost - è stata operata da una donna (premier) a favore di un'altra donna (giornalista), un evento più unico che raro. Proprio il bravo scrittore torinese, che di destra certo non è, sottolineava nel suo pezzo che "Una donna libera un’altra donna dal regime ultra-patriarcale iraniano. Tutte le donne sarebbero dovute scendere in piazza come a Reykjavík nel 1975. E invece…" - quasi a stigmatizzare che in imprese del genere (perché di questa si tratta) non dovrebbero esistere preconcetti ideologici o appartenenze politiche, solo la ricerca aprioristica della tutela dell'uomo (della donna, in questo caso) e di una giustizia sociale implicita in ogni consesso civile e in ogni angolo del globo terrestre.
Pepe Mujica, ex presidente dell'Uruguay ha scritto: "È facile avere rispetto per chi la pensa come te, ma devi imparare che il fondamento della democrazia è il rispetto per chi la pensa diversamente". Così la reazione delle diverse e troppo spesso distanti componenti parlamentari italiane è stata un po' a macchia di leopardo: c'è chi ha ammesso la bontà dell'operazione e si è perfino complimentato (per quanto a denti stretti) con la Meloni e chi invece ha cercato comunque sofismi, dietrologie e, in mancanza d'altri validi argomenti, paragoni improponibili col passato, come quello rivendicato da Romano Prodi in persona quando ha ricordato la liberazione di Daniele Mastrogiacomo, avvenuta sotto il suo governo nel marzo 2007, ma solo a fronte della propedeutica scarcerazione di 4 o 5 capi talebani - il numero preciso resta ancora un mistero - e contro il categorico parere di tutta la comunità internazionale, Stati Uniti in testa.
A differenza di questa volta, in cui il primo ministro italiano con un blitz lampo è andato negli USA a concordare col nuovo presidente Trump una strategia comune (e vincente) da perseguire. Perfino Mario Calabresi, direttore di Chora Media per la quale Cecilia Sala lavora e dal quale è stata intervistata subito dopo il rilascio, ha riconosciuto alla leader di FdI grandi meriti, peraltro in piena e pugnace solitudine, come solo una consumata stratega militare d'altri tempi.
Sono le ragioni etiche del nostro agire che vanno tutelate più del vantaggio personale, politico o mediatico che possiamo trarne. Se questo valesse per tutti - rossi e neri, bianchi e verdi - avremmo maggiori garanzie di essere amministrati con qualità e governati con giustizia. Ma così spesso non è e ci tocca assistere a distinguo e omissioni che fanno male innanzitutto alla nostra democrazia, troppo spesso ancora incompiuta e sbilenca. Martin Luther King Jr ha detto:"L'ingiustizia in un luogo è un pericolo per la giustizia in tutto il mondo". Quale migliore occasione di questa per affermare il principio della iniquità aborrito in ogni dove e quello della libertà (con Nelson Mandela) quale inalienabile diritto di tutti gli uomini.