Braccia incrociate e presidio permanente davanti ai cancelli. È esplosa così la protesta dei lavoratori della Harmont & Blaine di Caivano, dopo l’annuncio shock dell’azienda di voler procedere al licenziamento di 32 dipendenti su un totale di 129. La mobilitazione, proclamata da Filctem Cgil e Femca Cisl, risponde a una scelta che colpisce un quarto della forza lavoro dello stabilimento campano, aprendo una vertenza sindacale che promette di infiammare il settore tessile nelle prossime settimane.
Lo scontro: "Atto grave e improvviso"
Il sindacato contesta non solo il merito, ma anche il metodo della decisione. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, la procedura sarebbe stata avviata senza un reale confronto preventivo, minando le basi delle relazioni industriali.
"Riteniamo questi licenziamenti inaccettabili", ha dichiarato Andrea Pastore, della segreteria regionale Filctem Cgil Campania. "È anomalo che un’azienda con una tale proiezione internazionale agisca con questa superficialità, tagliando il 25% dell'organico da un giorno all'altro". La posizione delle sigle sindacali è netta: la manovra viene letta come un tentativo di comprimere il costo del lavoro, scaricando le inefficienze gestionali sulle spalle dei dipendenti in un territorio già socialmente fragile.
La replica dell'azienda: "Settore in crisi strutturale"
Dal canto suo, la Harmont & Blaine ha affidato a una nota ufficiale la propria difesa, inquadrando i tagli in una più ampia strategia di sopravvivenza. L'azienda sottolinea come il periodo 2023-2025 non abbia garantito il ritorno ai volumi pre-pandemia, a causa di una crisi che morde l'intero comparto moda tra concorrenza asiatica e contrazione dei consumi.
Secondo il management, il rilancio della competitività per il 2026 passa necessariamente per una riorganizzazione che coinvolge logistica, retail e sviluppo collezioni. I 32 esuberi sarebbero dunque l’estrema ratio per "garantire la sostenibilità futura della società". L'azienda si è comunque detta pronta a dialogare con le parti sociali per mitigare l'impatto di questa scelta sulle famiglie coinvolte.
Un fronte caldo per il tessile campano
Le richieste dei sindacati restano però ferme: si esige un confronto vincolante che porti al ritiro immediato dei licenziamenti. La vertenza Harmont & Blaine non è più solo una questione aziendale, ma diventa un simbolo della crisi che sta colpendo i distretti della moda, costretti a fare i conti con modelli di business che faticano a reggere l'urto dei nuovi mercati globali.
In assenza di un passo indietro sulla procedura, Rsu e sindacati hanno già annunciato che la lotta proseguirà con ogni strumento disponibile, mettendo nel mirino non solo la tutela dei posti di lavoro, ma il futuro stesso del sito produttivo di Caivano.
