Napoli torna a guardare l'orizzonte. Il mare, per troppi anni negato o rinchiuso dietro i cancelli di concessioni esclusive, sta tornando gradualmente nella disponibilità dei cittadini. L’estate che sta per entrare nel vivo segna un punto di svolta: oltre il 40% della costa cittadina sarà destinato a spiaggia libera.
Dalla periferia est al litorale flegreo, la geografia del litorale partenopeo sta cambiando. L'apertura della spiaggia di San Giovanni a Teduccio, il recupero del lido comunale a Bagnoli e la "rinascita" simbolica di Mappatella Beach sono i pilastri di questa nuova stagione. Ma la riconquista della sabbia non è priva di ostacoli, tra nodi burocratici e la fragile salute delle acque.
Addio ai contingentamenti e la sfida della Bolkestein
Una delle novità più rilevanti riguarda la gestione degli accessi. Dopo l'era post-Covid, caratterizzata da ingressi scaglionati e prenotazioni obbligatorie (specialmente nell'area di Palazzo Donn’Anna a Posillipo), l’amministrazione comunale ha deciso di invertire la rotta: per l'estate 2026 non saranno riproposti i contingentamenti.
Il cambiamento è spinto anche dalla necessità di applicare la direttiva Bolkestein. La redistribuzione delle aree e la necessità di aumentare i tratti di costa fruibili gratuitamente hanno dato il via a una nuova gara per le concessioni posillipine. L'apertura delle buste, fissata dall'Autorità Portuale per la mattina dell'11 maggio, definirà il nuovo volto di uno dei tratti più prestigiosi della città.
Sicurezza e Civiltà: il mare come bene comune
La libertà, tuttavia, porta con sé la responsabilità. Le scorse stagioni sono state segnate da episodi d’ombra: risse, scippi e violenze, in particolare nell'area di Marechiaro, hanno evidenziato la fragilità di un sistema che deve garantire non solo l'accesso, ma anche la sicurezza. Con la Coppa America alle porte e il turismo internazionale che preme sui moli, Napoli è chiamata a un salto di qualità nel senso civico. "Il mare è proprietà di ogni napoletano", recita il mantra di questa stagione, ma la sua tutela dipende dal comportamento collettivo.
Il paradosso di Via Caracciolo: spiaggia aperta, bagno vietato
Proprio mentre la città celebra il recupero della costa, arriva la "doccia fredda" dai laboratori dell'Arpac. Il Comune è stato costretto a disporre un divieto temporaneo di balneazione nel tratto antistante il Lungomare Caracciolo.
Il paradosso è evidente: solo poche settimane fa, il sindaco aveva firmato l’ordinanza che classificava le acque di via Caracciolo come “eccellenti”. Tuttavia, i campionamenti effettuati martedì scorso hanno dato esito negativo. Secondo Palazzo San Giacomo, il peggioramento è legato a "fattori contingenti", presumibilmente le forti piogge dei giorni scorsi che hanno messo in crisi il sistema di scarico.
A Mappatella Beach, la situazione è lo specchio delle contraddizioni cittadine. Molti cittadini affollano l'arenile per la tintarella. Il divieto di balneazione, visibile solo all'ingresso, viene spesso ignorato da chi cerca refrigerio, in tanti questa mattina si sono tuffati. Altri utilizzano lo spazio recuperato per lo sport o per passeggiate con i cani. Il divieto resterà in vigore fino ai prossimi rilievi dell’Arpac. La sfida per Napoli resta aperta: riconquistare il mare non significa solo aprire un cancello, ma garantire che quell'acqua sia, finalmente e costantemente, degna della sua bellezza.
